Blockchain: cos’è e come si applica questa tecnologia

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Le nuove tecnologie offrono all’agricoltura un enorme potenziale e, nonostante ci siano ancora limiti effettivi, sempre più spesso si parla della possibilità e dei benefici che deriverebbero dall’implementazione della blockchain nella catena di approvvigionamento agroalimentare. 

Le sfide che oggi l’agri-food è tenuto ad affrontare richiedono la conversione dei modelli organizzativi  e delle pratiche agricole verso soluzioni innovative e sostenibili, da un punto di vista salutare, ambientale, sociale ed economico. In particolare, l’attenzione per la salubrità dei prodotti e per la loro qualità, da un punto di vista produttivo e nutrizionale, è ormai centrale sia per le autorità competenti che per il consumatore, che tende ad informarsi sui prodotti da acquistare e consumare. 

Sempre più, dalla produzione al consumo, la filiera agroalimentare appare pervasa dall’innovazione tecnologica. Secondo le ricerche dell’Osservatorio Smart Agrifood del Politecnico di Milano e del laboratorio Rise dell’Università degli Studi di Brescia, infatti, è in aumento il numero di imprese che ricorrono a soluzioni orientate all’agritech, con oltre 300 soluzioni tecnologiche che vanno dall’ Internet of things, alla Data analysis, dalla Robotica, alla Realtà aumentata. Le aziende utilizzano le tecnologie digitali principalmente per rendere più efficienti i processi produttivi, ridurre la distanza col consumatore e migliorare la gestione logistica e la tracciabilità. Tuttavia, allo stato attuale, tali tecnologie da sole non bastano a garantire l’integrità delle informazioni o la trasparenza necessaria per assicurare la qualità e la sicurezza degli alimenti, né per tenere un pieno controllo dell’intera filiera.

Il contesto globalizzato rende la supply chain alimentare sempre più complessa, costituita da fasi e attività nelle quali intervengono molteplici attori e tutto ciò si traduce in una maggiore probabilità di frodi sui prodotti. Infatti, attualmente i dati sono centralizzati e gli scambi – transazioni – tra i vari partecipanti non sono verificabili, pertanto non si possono controllare le informazioni o la fonte di provenienza del cibo, con un consecutivo aumento di sfiducia tra i partecipanti alla catena di approvvigionamento e tra i consumatori finali. 

L’applicazione della blockchain nella supply chain agroalimentare potrebbe costituire una strategia al fine di aumentare l’efficienza e la trasparenza della filiera, tenendo costantemente traccia del flusso di produzione e del trasporto dei beni. Avere maggior controllo sulla filiera significa poter individuare i punti problematici e intervenire su di essi; ciò aiuterebbe a lavorare in modo significativo su due dei principali problemi verso i quali, al momento, è rivolta l’attenzione del settore: la sicurezza alimentare e le perdite alimentari – il cibo perso nel corso della supply chain

Ciò significa che, implementare la blockchain nell’approvvigionamento alimentare – con il supporto di dati, sistemi IoT e RFID – permetterebbe di passare ad un sistema nel quale tutti gli attori della filiera possono tenere traccia ed esaminare lo stato e il movimento del prodotto lungo ogni passo della catena di fornitura – dalle pratiche agricole e zootecniche utilizzate nell’azienda agricola, alle condizioni di trasporto e stoccaggio e reperire dettagli mentre il prodotto viene recapitato al rivenditore ed infine al consumatore. Vediamo come.

Funzionamento base della blockchain

La blockchain è un protocollo di comunicazione: appartiene alla famiglia delle tecnologie Distributed Ledger (DLT), caratterizzate dal loro essere decentralizzate, ed è strutturata in modo tale da gestestire le transazioni organizzate in una “catena di blocchi”, su un database digitale distribuito su una rete peer-2-peer, con algoritmi che raccolgono il consenso e l’approvazione delle operazioni.

Gli elementi principali alla base della blockchain sono: nodi (gli utenti), transazioni (i dati oggetto di scambio), blocchi (raggruppamenti di transazioni), ledger (registro pubblico), hash (stringa numerica identificativa del blocco). 

Le transazioni, protette da crittografia, devono essere verificate e approvate da tutti i nodi della rete per poter essere definitivamente archiviate nei blocchi. Questi ultimi sono identificati da un hash, che registra tutte le informazioni relative al singolo blocco e crea un legame che permette di collegarlo al precedente e al successivo, creando così la catena. Inoltre, all’archiviazione viene applicata una marca temporale, che registra la data e l’ora dell’approvazione della transizione, impedendo così che possa essere modificata o annullata.

Dunque, la blockchain è un vero e proprio registro pubblico basato sul consenso, che si aggiorna automaticamente a tutti gli utenti che partecipano alla rete e che possono accedere ad ogni transazione. Esistono due tipi di blockchain, una permissionless – pubblica, accessibile senza autorizzazioni –  e una permissioned – accessibile previo autorizzazione di uno di specifici operatori che regolano gli accessi, i controlli e la possibilità di effettuare transizioni da registrare nel libro mastro. Tutto questo consente alla blockchain di poter assicurare la trasparenza, la sicurezza e l’immutabilità delle transizioni, immuni da frodi e corruzioni.

Fonti e approfondimenti: https://www.blockchain4innovation.it/esperti/blockchain-perche-e-cosi-importante/