Do you like to cook Naked?

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“Do you like to cook Naked”?

Questa domanda ha suscitato l’interesse della Pleasure Summer School che ci ha proposto di progettare un laboratorio sulla nudità: avremmo (non sapevamo bene come) chiesto ai partecipanti di “denudarsi”.

Abbiamo così accettato l’invito partendo dalla East Coast italiana, la città di Trani attraversando l’Appennino e arrivando con una valigia piena di materiali alla volta di Calvanico, piccolo borgo in provincia di Salerno.

Perché abbiamo partecipato?

Ciò che ci ha spinto a partecipare lo abbiamo ritrovato in questa citazione tratta dalla presentazione della Pleasure Summer School:

 “Il presupposto […] è che l’erotismo sia tra le risorse più importanti e meno verbalizzate dalle comunità. Vogliamo scovarlo dove non è nominato, vogliamo imparare come si produce-riproduce lì dove è valorizzato, vogliamo raccontarlo a chi non pensa che sia un tassello fondamentale dentro la necessità di stare e fare insieme, di ripensare le organizzazioni, le relazioni e i rapporti di produzione, gli stili di vita, la politica.”

Learning Experience Design – il disegno delle condizioni 

“Food, Design ed Erotismo” è il nome del nostro workshop.

Propone un’esperienza di apprendimento, un laboratorio che permetta di lavorare sulla conoscenza di sé stessi attraverso la creazione di artefatti artistici, un’esperienza di apprendimento informale con gli altri per creare condizioni favorevoli all’ascolto, proporre azioni, politiche e progetti condivisi.

Il viaggio

Siamo arrivate a Napoli, una sfogliatella nei pressi della Stazione Centrale riprendendo la rotta verso Calvanico, un posto magico dove incontriamo subito altre persone: sociologi, operatori culturali, civic designer.

Le lunghe notti, i pranzi, le giornate, i dialoghi; tutti i momenti di discussione esploravano e svisceravano il tema del piacere, il godimento, la felicità non più vissuta come affare privato ma come punto di partenza e arrivo per la progettazione di politiche culturali.

 Il laboratorio ha inizio

La nostra missione “nudità” comincia con la lettura di un brano di Ezio Manzini. Politiche del quotidiano, ed. Di Comunità:

 “per favorire le interazioni tra le persone e la loro qualità vanno create condizioni favorevoli alla loro esistenza e occorre mettersi tutti nelle stesse condizioni di vulnerabilità”

Le coppie sono pronte

Chi è in piedi “colui che cura”, deterge l’orecchio di chi è seduto, “il curato”, accarezzandone le zone erogene del collo. Il rituale avviene in silenzio. Superata questa faticosissima fase fatta da persone che valicano il nostro spazio vitale (personale spazio di difesa calcolato in media 30-40 cm tra due individui) il gioco è fatto.

La seconda fase del laboratorio si chiama Bondage.

Complicità e gioco sono protagonisti di questo momento: c’è ilarità e timore nell’aria. I curatori in piedi, sovrastano i curati che hanno la testa supina sul tavolo, legano i loro capelli con stringhe e ne immergono l’orecchio in un denso composto organico. 7 minuti dopo, il calco ormai solidificatosi, è pronto.

Si guardano e pensano:

  • Quanto piacere stai provando?
  • Quando finirà questa agonia collettiva?

Distribuiamo delle empathy maps, questionari attraverso i quali i partecipanti provano a tradurre le sensazioni provate.

Nel frattempo è pronta la cioccolata calda per i calchi, alcuni la riversano nei calchi con l’espressione cannibalesca di chi pregusta la riproduzione commestibile delle orecchie del proprio curato.

Alcuni affondano semplicemente le dita nella cioccolata.

Molte delle nostre convinzioni sulla capacità di leggere gli altri sono state rotte.

Rompiamo anche le righe.

Impariamo

Abbiamo camminato in punta di piedi su terreni franosi, muovendoci circospette nei sentieri inflazionati da parole come empatia e comunità, scavando negli immaginari erotici del food porn, con l’insolenza di chi pensa che per costruire occasioni favorevoli all’interazione, occorrano dei semplici mattoncini

Le condizioni si possono progettare, sì, ma progettando anche lo spazio per l’inatteso e l’incerto. Il piacere e la felicità collettiva si possono costruire solo se i progettisti provano a interpretare i bisogni e le necessità delle città e delle persone che le abitano. Per questo motivo è necessario che gli abitanti diventino progettisti, portatori di sogni e siano coinvolti nel disegno di creazione delle politiche del piacere.

Il nostro esperimento sociale è un momento per giocare con i partecipanti e testare la loro intelligenza emotiva.

Chi siamo

Anna Cellamare e Kedy Claudia Cellamare – attiviste culturali.

Progettiste, socie, sorelle.

Progettano azioni, installazioni artistiche ed eventi trasformando gli incontri tra le persone in learning experience – esperienze di apprendimento informale.

naked.nomade@gmail.com