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Ruralhack http://www.ruralhack.org Thu, 14 Oct 2021 14:53:06 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=5.8.1 Upcycling ed economia circolare: i sottoprodotti dell’uva http://www.ruralhack.org/upcycling-ed-economia-circolare/ Thu, 14 Oct 2021 16:00:49 +0000 http://www.ruralhack.org/?p=5971 In tempi di transizione ecologica è sempre più sotto i riflettori il concetto di economia circolare: un modello di produzione e consumo che punta al riutilizzo, alla riparazione e al riciclo dei materiali esistenti, in modo da estendere il ciclo di vita dei prodotti e ridurre la produzione di rifiuti al minimo. Riciclare e reintrodurre […]

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In tempi di transizione ecologica è sempre più sotto i riflettori il concetto di economia circolare: un modello di produzione e consumo che punta al riutilizzo, alla riparazione e al riciclo dei materiali esistenti, in modo da estendere il ciclo di vita dei prodotti e ridurre la produzione di rifiuti al minimo. Riciclare e reintrodurre nel ciclo economico i materiali consente di utilizzarli nuovamente e generare valore aggiunto. Un esempio virtuoso di economia circolare è costituito dall’ upcycling, sempre più in voga nelle attività di piccole e grandi imprese. Infatti, se negli ultimi 150 anni abbiamo seguito un modello di economia lineare, basato sul principio del “take-make-dispose” – prendi-produci-getta – oggi si assiste ad un forte aumento della domanda di materie prime, accompagnata però da una grave scarsità di risorse. 

Ma di cosa parliamo esattamente? Il termine upcycling fu coniato, nel 1994, da Reiner Pilz – un ingegnere meccanico tedesco – che in seguito alla decisione europea di implementare lo smaltimento dei rifiuti, in un’intervista alla rivista Salvo parlando del riciclo affermò: “Il riciclo io lo chiamo down-cycling. Quello che ci serve è l’upcycling, grazie al quale ai vecchi prodotti viene dato un valore maggiore, e non minore”. L’upcycling è infatti, molto diverso dal re-cycling – il riciclo – il cui obiettivo il più delle volte è quello di far tornare un oggetto alla funzione originaria o di trasformarlo, sminuendo comunque il suo valore. L’upcycling punta, invece, a modificare e a trattare i materiali di scarto per creare un prodotto di maggior valore e limare la richiesta di nuove materie prime.

Upcycling sottoprodotti uva Nel caso della filiera agroalimentare, in particolare, si produce una grande mole di sottoprodotti – dalla fase agricola fino a quella del consumo domestico – con un enorme gravo sulla sostenibilità ambientale, lo spreco delle risorse e la salute umana. Quando si parla di “valorizzazione dei sottoprodotti”- appunto l’ upcycling – si intende la ricerca di nuovi impieghi per gli stessi in ambiti diversi, quali la zootecnia, la cosmesi, la farmaceutica, la bioenergia, in modo da ridurre la necessità di materie prime. In questo articolo ci soffermiamo sul caso dei componenti derivanti dalla lavorazione dei sottoprodotti dell’uva.

Upcycling dei sottoprodotti vitivinicoli: potenzialità e limiti

Della quantità di uva prodotta annualmente, buona parte del raccolto viene destinata alla produzione di vino, ma ognuna delle fasi della supply chain vitivinicola produce una grande mole di rifiuti e residui di produzione, che – in ottica di economia circolare – possono essere valorizzati per ottenere ulteriori prodotti dal valore aggiunto e/o energia, con una notevole diminuzione dell’impatto ambientale e del bilancio aziendale. 

Tra la coltivazione e i processi di vinificazione, circa il 20% della materia trattata va a costituire materiale di scarto, che se fino al 2010 doveva essere essere obbligatoriamente portato alle distillerie per la produzione di grappe e alcool, oggi può, invece, essere trasformato ed ottenere un alto valore aggiunto.

Upcycling ed economia circolareRaspi, bucce e vinaccioli possono essere impiegati per l’estrazione di composti bioattivi per la produzione di fertilizzanti, per la preparazione di prodotti alimentari, farmaceutici e cosmetici; mentre fecce e residui di filtrazione possono invece essere adoperati per la produzione di biopolimeri e bioenergia.

Le vinacce, più di tutti, contengono sostanze che hanno importanti effetti benefici sulla salute umana, quali fibre, tannini e composti polifenolici – Resveratrolo, Antocianine, Procianidine, Quercetine e Catechine e olio di vinaccioli. Questi ultimi, in particolare, hanno caratteristiche antiossidanti con potenziali effetti benefici per la salute umana: riducono il rischio di malattie cardiovascolari e di cancro, infatti sono per lo più impiegati come additivi alimentari e/o prodotti cosmetici.  

L’iter dei trattamenti da svolgere, per ottenere il recupero dei componenti bioattivi, è piuttosto comune a ogni tipo di prodotto ed esistono ormai diversi metodi estrattivi, tutti più o meno avanzati, tuttavia, non mancano problemi di natura burocratica, logistica ed economica. Infatti, sebbene la ricerca continui ad indagare e a fare notevoli passi in avanti, manca tuttora  un approccio integrato – a livello nazionale e internazionale – che consenta un recupero degli scarti vitivinicoli. D’altro canto, i costi dei processi di estrazione e produzione sono ancora troppo elevati per essere impiegati su vasta scala e mancano dei veri e propri network solidi tra i produttori di sottoprodotti e gli impianti di estrazione/produzione: questi elementi continuano a minare il raggiungimento di una raccolta sistematica e strategica. 

 

Fonti e approfondimenti: www.tecnoali.com

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Food Marketing: come sono evoluti i suoi punti di forza? http://www.ruralhack.org/food-marketing-evoluzione-punti-di-forza/ Tue, 12 Oct 2021 14:51:10 +0000 http://www.ruralhack.org/?p=5945 L’industria del Food & Beverage è ovviamente molto estesa: dalle multinazionali ai piccoli produttori locali; dai servizi di food delivery alla GDO; dalle catene di fast-food ai retail, fino ai ristoranti di altissima qualità. Un settore estremamente ampio e complesso, ma soprattutto diverso dagli altri e per questo motivo parlare di marketing nel food diventa […]

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L’industria del Food & Beverage è ovviamente molto estesa: dalle multinazionali ai piccoli produttori locali; dai servizi di food delivery alla GDO; dalle catene di fast-food ai retail, fino ai ristoranti di altissima qualità. Un settore estremamente ampio e complesso, ma soprattutto diverso dagli altri e per questo motivo parlare di marketing nel food diventa altrettanto complesso. Chiaramente tutte le attività messe in campo nella comunicazione e nel marketing di questo settore hanno un impatto nelle nostre vite e scelte quotidiane e uno degli aspetti cui i marketer prestano maggior attenzione è il cosiddetto “sentiment”, per cogliere rapidamente i nuovi trend e tenere gli occhi puntati sui punti di forza del settore e sui cambiamenti; sul mutare della domanda su cui modulare la propria offerta.

In questo articolo ci focalizzeremo sull’evoluzione dei punti di forza del Food Marketing. In particolare, ne isoleremo cinque che sembrano essere i più decisivi.

SALUTE
Food MarketingL’attenzione verso regimi alimentari bilanciati, verso le scelte etiche e personali, verso allergie e intolleranze e, più in generale, nei confronti del cibo salutare oggi è massima. Basta osservare gli scaffali di un qualsiasi supermercato, leggere i menu di un ristorante, fare caso al tono degli spot televisivi o su YouTube per rendersene conto. Ma possiamo anche far riferimento a qualche dato concreto recente: il report stilato da Partners & Napier’sHealthy Eating in America: Insights on Bridging the Head-to-Stomach Gap”, si è concentrato sui consumatori americani e dice che secondo il 37% degli intervistati avere un regime alimentare salutare è “molto importante”. Secondo un altro 41%, invece, è “importante”. Arriviamo dunque a un totale del 78%: una fetta largamente maggioritaria. Ma un dato importante su cui porre la nostra attenzione è quello che attesta che meno della metà degli interpellati sostiene di seguire, effettivamente, una dieta salutare. Quindi, il margine è ancora molto ampio, e sta ai brand più attenti spingere in questa direzione, andare a intercettare queste esigenze (ancora inespresse) e questo target. Inoltre, il cosiddetto “healthy food” sta diventando centrale per le fasce più giovani, fino a quelli che appartengono alla cosiddetta “Generazione Z”.

SOSTENIBILITÀ
food marketingL’attenzione dell’opinione pubblica ai temi della sostenibilità ambientale non è mai stata così alta come oggi e i riflettori sono fortemente puntati sull’industria alimentare, in quanto enorme bacino di risorse ma anche di sprechi. Quest’attenzione è puntata sia sul consumo di cibo e bevande sostenibili, che è in costante aumento nei paesi sviluppati, ma anche verso la distribuzione e il packaging, che devono essere sempre più eco-friendly.

Secondo studi recenti, la sostenibilità è diventata la richiesta principale dei consumatori, nell’approcciarsi a nuovi prodotti, superando anche gusto, sapore, valori nutritivi e preparazione semplice e rapida. Insomma, la sostenibilità è il vero punto di forza emergente nel settore, perché non si tratta solo delle preferenze dei consumatori. C’è infatti una grande pressione da parte delle istituzioni, in questo senso, con regolamentazioni e obiettivi a 10 o 20 anni che le aziende del settore sono (e saranno) costrette a rispettare.

È importante, per le aziende del settore, scorgere le enormi possibilità della sostenibilità. Parliamo di “brand reputation”. Un’azienda sostenibile può contare sulla fiducia dei propri clienti, che si traduce in tassi di loyalty e fidelizzazione molto difficili da raggiungere in altro modo ed è da qui che parte il percorso per trasformare i “consumer” in “prosumer”. I propri clienti diventano testimonial, ambasciatori del proprio marchio, della sua qualità, e della responsabilità etica delle sue scelte. Questo processo è assolutamente centrale, basti pensare alla potenza dei social media o all’importanza che, nel mondo del marketing e della comunicazione, hanno assunto gli influencer, in particolare i micro-influencer, soprattutto nelle fasce di popolazione più giovani, e questo discorso ci porta dritti al prossimo punto.

DA FOODIES A FOOD INFLUENCER
Food MarketingIl termine “foodies” fu usato la prima volta nel 1984 nel libro scritto da Paul Levy e Ann Barr “The official foodie handbook”; secondo i due autori il foodie è una persona che ama profondamente il cibo, senza essere un gourmet professionista; è colui che viaggia seguendo questo filone, che studia e abbraccia i nuovi trend, che condivide queste sue esperienze. Nonostante siano passati quasi quarant’anni, questo fenomeno è sempre più in crescita ed è portato avanti dai Food Influencer che hanno spostato il focus dal “cibo come prodotto” al “cibo come esperienza”, influenzando le opinioni degli utenti e le tendenze del mercato. Basta prendere in considerazione un recente sondaggio eseguito su utenti britannici nel quale emerge che su Instagram l’argomento Food & Beverage è quello di maggior interesse per gli utenti. Inoltre, Instagram è tra i social con la più forte presa su una fascia di utenti più giovani e permette di “colpire” i Millennials e la Generazione Z. Questi nuovi consumatori stanno già cambiando il volto di tutto il comparto e chiedono a gran voce la personalizzazione; su cui ci concentriamo nel prossimo punto.

PERSONALIZZAZIONE
Food MarketingL’industria del Food & Beverage ha a che fare con i gusti e le abitudini individuali, con le scelte etiche e quelle relative alla salute di ognuno. Ma come è possibile adattarsi alle singole richieste di ognuno di noi? In questo caso, la tecnologia viene in nostro soccorso. Grazie alle dinamiche del marketing data-driven le aziende stanno imparando a conoscere meglio le caratteristiche e i comportamenti del proprio pubblico, e come questi cambiano nel tempo. E, grazie a questi dati, indirizzano le loro operazioni di marketing, di Customer Service, ma anche gli stessi processi di produzione. Si tratta di imparare a conoscere davvero chi si ha davanti e di farsi trovare pronti “al momento giusto, nel posto giusto”, costruendo delle comunicazioni one-to-one.

TRACCIABILITÀ E TRASPARENZA
Food MarketingInfine, non possiamo non parlare di tracciabilità e trasparenza. L’esigenza di conoscere cosa si sta mangiando, dove è stato prodotto, in quali modalità e attraverso quali passaggi distributivi è passato, è diventata sempre più forte nei consumatori di oggi. Tracciabilità e trasparenza sono strettamente connessi a salute e sostenibilità. Interessante, per comprendere come è cambiata la percezione su questi temi, è un ampio studio sull’importanza della trasparenza nel settore Food & Bevarage, condotto dal Label Insight and Food Marketing Institute. Per questo studio si è posta questa domanda agli interpellati: “passeresti a un brand diverso da quello che scegli abitualmente, se questo fornisse più informazioni sui prodotti, oltre a quelle che si trovano sulla classica etichetta?” Nel 2016, a questa domanda, rispondeva di sì il 39% delle persone. Nel 2018 l’incremento del sì è stato notevole: ben il 75%!

In conclusione, possiamo affermare che il Food Marketing è in costante cambiamento, proprio come cambiano le percezioni sul cibo di ognuno di noi.

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Blockchain: cos’è e come si applica questa tecnologia http://www.ruralhack.org/blockchain-la-tecnologia-per-filiera-agroalimentare/ Thu, 07 Oct 2021 16:30:24 +0000 http://www.ruralhack.org/?p=5915 Le nuove tecnologie offrono all’agricoltura un enorme potenziale e, nonostante ci siano ancora limiti effettivi, sempre più spesso si parla della possibilità e dei benefici che deriverebbero dall’implementazione della blockchain nella catena di approvvigionamento agroalimentare.  Le sfide che oggi l’agri-food è tenuto ad affrontare richiedono la conversione dei modelli organizzativi  e delle pratiche agricole verso […]

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Le nuove tecnologie offrono all’agricoltura un enorme potenziale e, nonostante ci siano ancora limiti effettivi, sempre più spesso si parla della possibilità e dei benefici che deriverebbero dall’implementazione della blockchain nella catena di approvvigionamento agroalimentare. 

Le sfide che oggi l’agri-food è tenuto ad affrontare richiedono la conversione dei modelli organizzativi  e delle pratiche agricole verso soluzioni innovative e sostenibili, da un punto di vista salutare, ambientale, sociale ed economico. In particolare, l’attenzione per la salubrità dei prodotti e per la loro qualità, da un punto di vista produttivo e nutrizionale, è ormai centrale sia per le autorità competenti che per il consumatore, che tende ad informarsi sui prodotti da acquistare e consumare. 

Sempre più, dalla produzione al consumo, la filiera agroalimentare appare pervasa dall’innovazione tecnologica. Secondo le ricerche dell’Osservatorio Smart Agrifood del Politecnico di Milano e del laboratorio Rise dell’Università degli Studi di Brescia, infatti, è in aumento il numero di imprese che ricorrono a soluzioni orientate all’agritech, con oltre 300 soluzioni tecnologiche che vanno dall’ Internet of things, alla Data analysis, dalla Robotica, alla Realtà aumentata. Le aziende utilizzano le tecnologie digitali principalmente per rendere più efficienti i processi produttivi, ridurre la distanza col consumatore e migliorare la gestione logistica e la tracciabilità. Tuttavia, allo stato attuale, tali tecnologie da sole non bastano a garantire l’integrità delle informazioni o la trasparenza necessaria per assicurare la qualità e la sicurezza degli alimenti, né per tenere un pieno controllo dell’intera filiera.

Il contesto globalizzato rende la supply chain alimentare sempre più complessa, costituita da fasi e attività nelle quali intervengono molteplici attori e tutto ciò si traduce in una maggiore probabilità di frodi sui prodotti. Infatti, attualmente i dati sono centralizzati e gli scambi – transazioni – tra i vari partecipanti non sono verificabili, pertanto non si possono controllare le informazioni o la fonte di provenienza del cibo, con un consecutivo aumento di sfiducia tra i partecipanti alla catena di approvvigionamento e tra i consumatori finali. 

L’applicazione della blockchain nella supply chain agroalimentare potrebbe costituire una strategia al fine di aumentare l’efficienza e la trasparenza della filiera, tenendo costantemente traccia del flusso di produzione e del trasporto dei beni. Avere maggior controllo sulla filiera significa poter individuare i punti problematici e intervenire su di essi; ciò aiuterebbe a lavorare in modo significativo su due dei principali problemi verso i quali, al momento, è rivolta l’attenzione del settore: la sicurezza alimentare e le perdite alimentari – il cibo perso nel corso della supply chain

Ciò significa che, implementare la blockchain nell’approvvigionamento alimentare – con il supporto di dati, sistemi IoT e RFID – permetterebbe di passare ad un sistema nel quale tutti gli attori della filiera possono tenere traccia ed esaminare lo stato e il movimento del prodotto lungo ogni passo della catena di fornitura – dalle pratiche agricole e zootecniche utilizzate nell’azienda agricola, alle condizioni di trasporto e stoccaggio e reperire dettagli mentre il prodotto viene recapitato al rivenditore ed infine al consumatore. Vediamo come.

Funzionamento base della blockchain

La blockchain è un protocollo di comunicazione: appartiene alla famiglia delle tecnologie Distributed Ledger (DLT), caratterizzate dal loro essere decentralizzate, ed è strutturata in modo tale da gestestire le transazioni organizzate in una “catena di blocchi”, su un database digitale distribuito su una rete peer-2-peer, con algoritmi che raccolgono il consenso e l’approvazione delle operazioni.

Gli elementi principali alla base della blockchain sono: nodi (gli utenti), transazioni (i dati oggetto di scambio), blocchi (raggruppamenti di transazioni), ledger (registro pubblico), hash (stringa numerica identificativa del blocco). 

Le transazioni, protette da crittografia, devono essere verificate e approvate da tutti i nodi della rete per poter essere definitivamente archiviate nei blocchi. Questi ultimi sono identificati da un hash, che registra tutte le informazioni relative al singolo blocco e crea un legame che permette di collegarlo al precedente e al successivo, creando così la catena. Inoltre, all’archiviazione viene applicata una marca temporale, che registra la data e l’ora dell’approvazione della transizione, impedendo così che possa essere modificata o annullata.

Dunque, la blockchain è un vero e proprio registro pubblico basato sul consenso, che si aggiorna automaticamente a tutti gli utenti che partecipano alla rete e che possono accedere ad ogni transazione. Esistono due tipi di blockchain, una permissionless – pubblica, accessibile senza autorizzazioni –  e una permissioned – accessibile previo autorizzazione di uno di specifici operatori che regolano gli accessi, i controlli e la possibilità di effettuare transizioni da registrare nel libro mastro. Tutto questo consente alla blockchain di poter assicurare la trasparenza, la sicurezza e l’immutabilità delle transizioni, immuni da frodi e corruzioni.

Fonti e approfondimenti: https://www.blockchain4innovation.it/esperti/blockchain-perche-e-cosi-importante/

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Transmedialità: strategia di food influencing http://www.ruralhack.org/transmedialita-strategia-food-influencing/ Tue, 05 Oct 2021 15:29:40 +0000 http://www.ruralhack.org/?p=5929 Nella contemporaneità parlare di cibo vuol dire intraprendere un discorso estremamente sfaccettato, con più livelli intrecciati e interconnessi fra loro. Il nostro rapporto con ciò che mangiamo, infatti, è mutato in maniera profonda: da semplice alimento funzionale alla sopravvivenza, il cibo si è fatto vero e proprio elemento comunicativo i cui messaggi possono avere significati e rimandi […]

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transmedialità del ciboNella contemporaneità parlare di cibo vuol dire intraprendere un discorso estremamente sfaccettato, con più livelli intrecciati e interconnessi fra loro. Il nostro rapporto con ciò che mangiamo, infatti, è mutato in maniera profonda: da semplice alimento funzionale alla sopravvivenza, il cibo si è fatto vero e proprio elemento comunicativo i cui messaggi possono avere significati e rimandi dal segno assai variegato. La chiave di questa trasformazione è stata, senza alcun dubbio, la sua mediatizzazione, iniziata dalla televisione e poi esplosa attraverso i media digitali. Un discorso che investe piani diversi, anche a seconda del medium su cui è espresso. Tutto questo proliferare mediale di argomenti e discussioni, divenuto un vero e proprio fenomeno socioculturale, ha assunto il nome di gastromania. Ed è nel quadro di quest’ultima che va iscritto quello, più conosciuto, del food porn. Per rendere l’idea: in questo momento, l’omonimo hashtag conta su Instagram più di 272 milioni di post. È palese quindi come i social, attraverso la rottura del confine fra sfera pubblica e privata, siano il cavallo trainante del discorso mediale attorno e attraverso il mangiare. Se però vogliamo analizzare davvero la presenza del cibo sui media inquadrando la questione nella sua complessità e non restando sulla superficie del primato numerico dei social, dobbiamo parlare di fenomeno transmediale. Ma che cos’è la transmedialità? Come si è arrivati a questo approccio? E come si evolverà?

Dalla Crossmedialità alla Transmedialità: come la presenza transmediale ha allargato il pubblico dei food influencer

transmedialità del cibo

Per capire fino in fondo come si è arrivati alla transmedialità, è giusto fare un piccolo passo indietro e parlare della crossmedialità. La strategia crossmediale è l’attività più diffusa e scelta nell’ambito della comunicazione. Infatti, è un percorso che mette in connessione diversi mezzi di comunicazione l’uno con l’altro, con uno storytelling immediato e semplice, che pone al centro un messaggio e lo veicola nei vari canali coinvolti rimanendo invariato. I contenuti vengono, così, adattati per essere allineati ai diversi canali scelti, ma nessuno tra loro presenta elementi aggiuntivi. Quindi quando scegliamo di affidarci ad una strategia crossmediale, dobbiamo considerare diversi fattori di “rischio” che possano ledere la nostra attività. Infatti, ogni canale di comunicazione, avendo il suo diverso linguaggio, necessiterà di una declinazione linguistica e stilistica diversa, affinché non risulti inefficace. La sfida più grande è non annoiare il nostro pubblico, poiché ci seguirà sui diversi canali coinvolti e si aspetterà qualcosa sempre diverso.

La transmedialità, invece, porta al superamento dei “rischi” descritti in precedenza. Henry Jenkins, nel suo libro “Cultura convergente”, definisce la transmedialità come un processo nel quale gli elementi integrati di una narrazione vengono sistematicamente separati e diffusi tramite diversi canali di comunicazione, con lo scopo di creare un’esperienza di intrattenimento unificata e coordinata. Idealmente, ogni media dà un contributo unico allo sviluppo della storia. Una narrazione transmediale è come un puzzle, i diversi pezzi vengono distribuiti sui vari canali (on line e off line) e offrono una diversa esperienza all’utente. Il tasso di coinvolgimento è molto alto, poiché oltre a destare curiosità, innesca un meccanismo comunicativo simile ad un gioco enigmatico e su diversi livelli. Per simili attività vengono attivati diversi strumenti che creano collegamenti tra i vari canali e celano meccanismi comunicativi sempre nuovi.

Arriviamo così al nostro focus: la presenza transmediale dei food influencer oggi è diventata particolarmente significativa. A livello mediale abbiamo vere e proprie personalità inizialmente famose nella letteratura più specializzata, in quanto ristoratori o cuochi, che in seguito assumono un volto per il largo pubblico attraverso i programmi di cucina, per poi successivamente approfondire i propri progetti su Instagram, con video su TikTok o YouTube. Questi personaggi, quindi, si raccontano coprendo degli spazi su media diversi: ciò permette a un pubblico più diversificato e allargato di affezionarsi, avvicinarsi, imparare. La sostanza è il rimando fra un media e l’altro, il gioco di riflessi che fa da cassa di risonanza, con il tema cibo che prende forma mutevole ma nello stesso tempo coerente, espandendosi a seconda del mezzo di comunicazione che occupa in quel momento.

Le potenzialità e il futuro del “cibo transmediale”

È evidente che oggi qualsiasi tipo di narrazione nasce per sua vocazione come transmediale, perché ha a che fare con l’esigenza di raggiungere e toccare emotivamente pubblici diversi. Nel futuro la promozione mediale di stampo tradizionale, quella che passa attraverso la tv con cooking show o gare e reality, si incrocerà sempre di più con le persone che sanno raccontarsi online, fare video o realizzare un piatto, e che poi diventano vere e proprie star. Quindi: il fenomeno della celebrification, unito a quello della produzione mediale, condurrà a un lavoro sempre più forte sulla transmedialità.

Fonti e approfondimenti: Mates4Digital.com

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Lotta contadina: l’India contro la liberalizzazione del commercio http://www.ruralhack.org/lotta-contadina-lindia-contro-la-liberalizzazione-del-commercio/ Thu, 23 Sep 2021 16:30:55 +0000 http://www.ruralhack.org/?p=5892 Sebbene l’agricoltura dia impiego a circa 650 milioni di persone, la lotta contadina è da sempre una costante della storia indiana, date le condizioni in cui i contadini – oppressi dal sistema – sono costretti a lavorare. L’agricoltura moderna, come noto, è spesso monopolizzata dalle grandi multinazionali, la cui politica sembrerebbe più orientata al profitto […]

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Sebbene l’agricoltura dia impiego a circa 650 milioni di persone, la lotta contadina è da sempre una costante della storia indiana, date le condizioni in cui i contadini – oppressi dal sistema – sono costretti a lavorare.

L’agricoltura moderna, come noto, è spesso monopolizzata dalle grandi multinazionali, la cui politica sembrerebbe più orientata al profitto che all’agricoltore e alla terra. Dopo decenni di politiche estrattive, ciò ha ormai raggiunto un livello massimo di insostenibilità sociale ed ecologica e minaccia la sopravvivenza dell’intera categoria degli agricoltori, in tutto il mondo e la lotta contadina che da quasi un anno attraversa l’India ne è una chiara denuncia. 

In base al vecchio sistema mandi, agricoltori e contadini indiani vedevano il proprio lavoro tutelato dalle restrizioni del Comitato del mercato dei prodotti agricoli (APMC), che regolava prezzi, intermediari e scambi commerciali. Tale sistema dava possibilità ai piccoli agricoltori di vendere i propri prodotti direttamente ai consumatori, senza passare per intermediari, e garantiva così loro un reddito dignitoso. Inoltre, consentiva l’accumulazione di scorte alimentari – in particolare di riso e grano – che il governo distribuiva alle fasce più deboli della popolazione, in forma di sostegno. 

Lo scorso settembre, il Governo guidato da Narendra Modi, in nome di una deregolamentazione e modernizzazione del settore, ha approvato tre leggi riguardanti la liberalizzazione del commercio agricolo, suscitando l’opposizione militante del Kisaan Andolan – Movimento dei contadini – più ampia dell’India post-coloniale, che da mesi continua a manifestare il proprio dissenso per l’intero Paese e ad intensificarsi rafforzando la solidarietà tra persone appartenenti a caste, classi e religioni differenti. 

Iniziate con uno sciopero generale a fine novembre e non ancora concluse, le manifestazioni hanno suscitato l’interesse e la preoccupazione internazionali. 

Lotta contadina
Contadini in protesta contro le nuove leggi agricole in India. Foto: Randeep Maddoke

Le rivolte partono dalla convinzione che le nuove leggi siano sbilanciate e giovino a favore delle grandi corporazioni, nonché dalla consapevolezza che andranno ad accentuare le già marcate disuguaglianze e ad aumentare, nel breve periodo, il tasso di povertà estrema nel Paese. La riforma, infatti, prevede l’abolizione dei prezzi minimi e permette l’accesso ai mercati nazionali anche ai grandi marchi privati esteri, ponendo i piccoli contadini (85%) alla mercé della grande distribuzione privata; come la multinazionale Cargil, che già da tempo si è adoperata per massimizzare i profitti, raccogliendo dati sulle condizioni agricole dei territori delle regioni indiane e raggiungendo il monopolio del commercio mondiale di grano.

Non trovando un punto d’incontro, la lotta contadina ha continuato a protrarsi, con l’appoggio dei sindacati, fino ad ottenere – lo scorso luglio – l’autorizzazione a rappresentare pubblicamente le proprie ragioni nel  Parlamento contadino – Kisan Sansad. Tuttavia, dopo 11 incontri formali con gli attivisti, il governo ha continuato a sostenere che le nuove leggi andranno a migliorare la condizione dell’agricoltore. 

Oggi, a quasi un anno dall’inizio, la situazione risulta particolarmente tesa, in quanto né il Governo né i contadini sembrano disposti a fare passi indietro. Il Kisaan Andolan ha annunciato l’intenzione di firmare una mozione di sfiducia per l’attuale Governo e i contadini sono intenzionati a non lasciare le piazze, finché le leggi non saranno ritirate e gli agricoltori tutelati. 

Fonti e approfondimenti: www.redpepper.org.uk

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Rigenerazioni: suoli, storie, territori. RuralHack all’Institut Français http://www.ruralhack.org/rigenerazioni-suoli-storie-territori/ Wed, 22 Sep 2021 15:56:58 +0000 http://www.ruralhack.org/?p=5907 Nell’autunno del 2021, sotto il titolo «Nuove Energie», in occasione della co-presidenza italiana della COP 26, l’Institut Français Italia programmerà un ciclo sull’impegno civile per l’ambiente e le politiche ambientali europee, in collaborazione con le università e i principali luoghi e festival culturali in Italia: la Fondazione Feltrinelli di Milano, il Festivaletteratura di Mantova, il […]

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Nell’autunno del 2021, sotto il titolo «Nuove Energie», in occasione della co-presidenza italiana della COP 26, l’Institut Français Italia programmerà un ciclo sull’impegno civile per l’ambiente e le politiche ambientali europee, in collaborazione con le università e i principali luoghi e festival culturali in Italia: la Fondazione Feltrinelli di Milano, il Festivaletteratura di Mantova, il Festival di Internazionale a Ferrara, il Festival della Scienza di Genova, il Festival Futuro Remoto di Napoli, il Festival Giovediscienza di Torino, il Festival Più libri più liberi di Roma.

Con il titolo «Nuove energie», che si richiama sia alle innovazioni legate alla transizione ecologica e alla ripresa che verrà una volta superata la crisi sanitaria, sia alla co-presidenza italiana della COP 26, l’Institut français Italia vuole sviluppare un ciclo che metta in luce i principali punti di dialogo tra Francia e Italia in campo ambientale, con particolare attenzione alla sensibilizzazione e alla mobilitazione dei giovani, al sostegno degli incubatori d’impresa, all’imprenditorialità studentesca, alla creazione verde e all’innovazione.

La transizione ecologica è anche una questione di nuovi equilibri tra la sfera rurale e quella urbana, capaci di fare tesoro delle storie delle esperienze dei territori e di integrarle in modelli economici e sociali innovativi. Quindi, nell’ambito del nuovo ciclo nazionale di dibattiti «Nuove energie» e dei «Dialoghi del Farnese», lunedì 27 settembre alle ore 18.30, presso Palazzo Farnese ci sarà «Rigenerazioni: suoli, storie, territori».

Miguel Bonnefoy, scrittore, in occasione della traduzione italiana di Eredità, 66thand, 2021, dialoga con Rose-Marie Lagrave, sociologa, autrice di Se ressaisir. Enquête autobiographique d’une transfuge de classe féministe, La Découverte, 2021 e Alex Giordano, fondatore di RuralHack con l’introduzione di Christian Masset, Ambasciatore di Francia in Italia, la partecipazione di Nicola Monti, Amministratore delegato di Edison.

Incontro in presenza, posti limitati:
ISCRIZIONE OBBLIGATORIA ENTRO IL 24 SETTEMBRE CLICCANDO QUI e in diretta streaming in italiano e in francese.

Maggiori info qui.

 

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G20 Agricoltura, parola d’ordine: innovazione e sostenibilità http://www.ruralhack.org/g20-agricoltura-parola-dordine-innovazione-e-sostenibilita/ Fri, 17 Sep 2021 13:54:32 +0000 http://www.ruralhack.org/?p=5902 Oggi, 17 settembre, nel Palazzo Vecchio di Firenze, è partito ufficialmente il G20 dell’Agricoltura, mentre ieri si è tenuto l’Open Forum sull’Agricoltura Sostenibile. L’intervento introduttivo è stato del Ministro italiano Stefano Patuanelli: “Persone, Pianeta, Prosperità. Siamo riuniti nella splendida cornice di Palazzo Vecchio, a Firenze, per impegnarci concretamente a raggiungere gli obiettivi di sostenibilità ambientale, […]

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Oggi, 17 settembre, nel Palazzo Vecchio di Firenze, è partito ufficialmente il G20 dell’Agricoltura, mentre ieri si è tenuto l’Open Forum sull’Agricoltura Sostenibile. L’intervento introduttivo è stato del Ministro italiano Stefano Patuanelli: “Persone, Pianeta, Prosperità. Siamo riuniti nella splendida cornice di Palazzo Vecchio, a Firenze, per impegnarci concretamente a raggiungere gli obiettivi di sostenibilità ambientale, economica e sociale”. Il Ministro ha inoltre sottolineato che “La sostenibilità ha una soluzione: l’innovazione”.

Ricordiamo che i Ministri dell’agricoltura del G20 si sono riuniti per la prima volta a Parigi nel 2011 per far fronte all’impatto della crisi economica sul settore agricolo minacciato dalla volatilità dei prezzi. Dal 2015 si incontrano annualmente per discutere di sicurezza alimentare, nutrizione e sviluppo globale dell’agricoltura. La ministeriale agricoltura ha posto l’accento sul tema della sostenibilità dei sistemi agricoli e alimentari per identificare priorità globali e obiettivi di ricerca scientifica, promuovendo la collaborazione tra settore pubblico e privato. In particolare la tutela della di biodiversità e degli ecosistemi, gli investimenti responsabili, il commercio nel settore agroalimentare, la valorizzazione del ruolo delle persone all’interno del sistema produttivo, le pratiche agricole rispettose dell’ambiente e che assicurino la tutela delle risorse naturali sono state poste alla base del percorso per una transizione verso modelli agricoli e alimentari sostenibili.

Per la Ministeriale Agricoltura del 17 e 18 settembre 2021, insieme ai Ministri dell’agricoltura dei Paesi membri ed invitati si sono riuniti i vertici delle principali organizzazioni internazionali attive in materia, tra cui: FAO, OCSE, WORLD BANK, OMC, WFP, OMS, ILO, CGIAR e IFAD.

Qui il link alla diretta dell’Open Forum che ha visto la partecipazione dei Ministri dell’agricoltura e delegati dei Paesi G20 e non, di rappresentanti delle organizzazioni degli agricoltori e delle organizzazioni internazionali e di imprenditrici e imprenditori agricoli.

Fonti e approfondimenti: www.politicheagricole.it

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L’inquinamento del suolo minaccia quasi tutti gli obiettivi di sviluppo sostenibile http://www.ruralhack.org/linquinamento-del-suolo-minaccia-quasi-tutti-gli-obiettivi-di-sviluppo-sostenibile/ Mon, 13 Sep 2021 14:42:18 +0000 http://www.ruralhack.org/?p=5880 L’era dell’Antropocene – ovvero il periodo più recente della storia della Terra, quando l’attività umana ha iniziato ad avere un impatto significativo sul clima e sugli ecosistemi del Pianeta – è caratterizzata da enormi mutamenti globali, tra i quali il cambiamento climatico, la perdita di biodiversità, la povertà e l’insicurezza alimentare. La sfida per la […]

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L’era dell’Antropocene – ovvero il periodo più recente della storia della Terra, quando l’attività umana ha iniziato ad avere un impatto significativo sul clima e sugli ecosistemi del Pianeta – è caratterizzata da enormi mutamenti globali, tra i quali il cambiamento climatico, la perdita di biodiversità, la povertà e l’insicurezza alimentare. La sfida per la società odierna è adattarsi e mitigare questi cambiamenti trasformando i nostri sistemi agroalimentari, rendendoli più efficienti, inclusivi, resilienti e sostenibili, per una produzione, una nutrizione, un ambiente e una vita migliori, senza lasciare nessuno indietro.

Un approccio trasformativo, in linea con l’Agenda 2030 e gli obiettivi di sviluppo sostenibile, finalizzato a raggiungere lo sviluppo socio-economico preservando contemporaneamente l’ambiente. A tal proposito, la sottile crosta della superficie terrestre, il suolo, sostiene tutta la vita della Terra ed è coinvolto nell’equilibrio di quelli che sono la gran parte degli ecosistemi-chiave essenziali per l’ambiente e per la salute umana. Il suolo è la base del sistema agroalimentare e il mezzo attraverso cui quasi tutte le colture alimentari crescono – circa il 95% del cibo che mangiamo proviene dal suolo. Dopo gli oceani, il suolo è il più grande “magazzino” di carbone attivo e un metro cubo di terreno può contenere fino a 600 litri di acqua, permettendo alle colture di crescere anche nei periodi di siccità.
La biodiversità, sopra e sotto terra, è vitale per garantire suoli sani e il benessere degli ecosistemi dai quali dipendiamo. La biodiversità del suolo contribuisce a un’infinità di cicli vitali della natura terrestre con impatti sulle vite e gli ecosistemi umani ad ogni livello ed è per questa ragione che l’inquinamento del suolo è una delle principali minacce della nostra società.

L’inquinamento del suolo ostacola il raggiungimento di molti degli obiettivi di sviluppo sostenibile (SDGs) delle Nazioni Unite, compresi quelli relativi all’eliminazione della povertà (SDG 1), al porre fine alla fame (SDG 2) e all’assicurare la salute e il benessere per tutti (SDG 3). L’inquinamento del suolo colpisce più duramente i più vulnerabili, in particolare i bambini e le donne (SDG 5). La fornitura di acqua potabile sicura è minacciata dalla lisciviazione di contaminanti nelle acque sotterranee e dal deflusso (SDG 6). Le emissioni di CO2 e N2O da suoli gestiti in modo non sostenibile accelerano il cambiamento climatico (SDG 13). L’inquinamento del suolo contribuisce inoltre al suo stesso degrado e quindi alla perdita di biodiversità terrestre (SDG 15) e acquatica (SDG 14) riducendo la sicurezza e la resilienza delle città (SDG 11), tra le altre cose.

Fonte e approfondimenti: www.fao.org

 

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Diritti della terra e/è diritti delle persone per un Mediterraneo capace di futuro http://www.ruralhack.org/diritti-della-terra-e-e-diritti-delle-persone-per-un-mediterraneo-capace-di-futuro/ Mon, 06 Sep 2021 14:30:10 +0000 http://www.ruralhack.org/?p=5874 Il cibo che cambia il mondo. 3 1 – 2 – 3 ottobre 2021 Monastero di San Magno – Fondi (Latina) Contenuti: in una realtà segnata da una importante presenza di lavoratori e lavoratrici immigrati, in prevalenza indiani di religione sikh, quasi sempre sfruttati e costretti a vivere condizioni discriminatorie, ma anche in una terra […]

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Il cibo che cambia il mondo. 3

1 – 2 – 3 ottobre 2021

Monastero di San Magno – Fondi (Latina)

Contenuti: in una realtà segnata da una importante presenza di lavoratori e lavoratrici immigrati, in prevalenza indiani di religione sikh, quasi sempre sfruttati e costretti a vivere condizioni discriminatorie, ma anche in una terra ricca di realtà sociali che stanno cercando, proprio a partire dalla terra, di connettere colture sane con lavoro “giusto”, insieme a Marco Omizzolo approfondiremo le tematiche del lavoro non protetto e spesso schiavistico in agricoltura insieme alle realtà, sindacati e associazioni che operano e si battono per difendere i diritti delle persone e della terra. Nello scenario del Mediterraneo, quello che vogliamo.

Questo seminario – proposto non a caso in una realtà accogliente e significativa come la Fraternità del Monastero di San Magno – si presenta con una formula particolare per Casacomune: un po’ corso e un po’ interlocuzione-provocazione politica, intesa come responsabilità di scelte da fare per e con la collettività. Non solo.

Questo momento vuole essere l’inizio di un percorso da delineare assieme, corsisti e relatori, per un Mediterraneo di vita, di lavoro e di inclusione invece che un cimitero di morte e di vergogna per un’Europa che deve diventare nuovamente un continente capace di riconoscere i diritti delle persone, tutte, e sopra tutto, i diritti della Terra, che ci ospita e ci nutre.

Destinatari: il corso si rivolge a chi vuole conoscere, operare, contribuire o partecipare allo sviluppo di una rete che riconosce alla produzione agricola, alla trasformazione e alla distribuzione di cibo un ruolo sociale ed ambientale fondamentale. Obiettivi sono la salute delle persone e della terra, beni di tutti come la salubrità e la sicurezza sul lavoro.

Domenica 3 ottobre con il nostro Direttore Scientifico Alex Giordano, si parlerà di Biodiversità sociale e naturale: la Dieta mediterranea come metodo per la transizione digitale ed ecologica.

IMPORTANTE: Per tutti i follower di RuralHack ci sarà uno sconto del 30% sul corso online scrivendo nella causale, in fase di iscrizione: “30% RuralHack”.

Tutto il programma è consultabile qui.

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L’Irlanda è la patria dell’agritech http://www.ruralhack.org/lirlanda-e-la-patria-dellagritech/ Thu, 02 Sep 2021 08:29:43 +0000 http://www.ruralhack.org/?p=5871 L’Irlanda è uno dei Paesi in prima linea, storicamente, in fatto di agricoltura high tech e sostenibilità. Tanto per dare un dato, qui acceleratori d’impresa e università esportano applicazioni per gestione delle acque, monitoraggio della produzione, diagnosi negli animali, mangimi a impatto zero in ben 140 Paesi. Dall’Irlanda arriva anche l’Innovation Arena, un trampolino di […]

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L’Irlanda è uno dei Paesi in prima linea, storicamente, in fatto di agricoltura high tech e sostenibilità. Tanto per dare un dato, qui acceleratori d’impresa e università esportano applicazioni per gestione delle acque, monitoraggio della produzione, diagnosi negli animali, mangimi a impatto zero in ben 140 Paesi.

Dall’Irlanda arriva anche l’Innovation Arena, un trampolino di lancio internazionale per progetti nel campo dell’agri-tech. Quest’anno, la call for ideas lanciata dall’agenzia governativa Enterprise Ireland (prima Venture Capital del mondo per numero di investimenti), prevede come tema: innovating for a green future e, per la prima volta, anche le start-up italiane sono state invitate a candidare i loro progetti.

maker faire rome 2020 agricoltura sostenibieCausa COVID, la premiazione di questa edizione dell’Innovation Arena – in agenda il prossimo 15 settembre – sarà virtuale, mentre fino al 2019 l’evento si inseriva nel quadro del National Ploughing Championships (la più grande fiera agricola all’aperto del mondo, tradizione che in Irlanda prosegue da quasi un secolo).

Insomma, startup di tutto il mondo proporranno idee innovative per l’agricoltura, in una terra, quella irlandese, ben consapevole del valore che questo settore ha per il Paese: agricoltura ed allevamento sono fondamentali per l’economia irlandese con circa centocinquantamila addetti che garantiscono una produzione alimentare che grazie alle esportazioni viene destinata a ben 35 milioni di consumatori.

È soprattutto questa la ragione per cui la ricerca sulle nuove tecnologie in campo agricolo è così importante in Irlanda e gli investimenti e le iniziative sempre più frequenti. Probabilmente anche l’Italia dovrebbe investire di più nell’innovazione per un settore fra i più strategici del nostro Paese.

Fonti e approfondimenti: startupitalia.eu

 

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