Foodporn: il fascino indiscreto del mangiare con gli occhi #1

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Sono davvero in pochi quelli che possono dire di non aver mai sentito parlare di foodporn. E sicuramente in tantissimi, fra gli utenti dei social network, si saranno imbattuti nell’hashtag #foodporn (o lo avranno utilizzato). Ma da dove viene questo termine?

foodpornL’origine della parola foodporn

Il primo uso documentato della parola foodporn si fa risalire alla scrittrice femminista Rosalind Cowards che, nel 1984, scrisse il libro Female Desire. Women’s Sexuality Today. La scrittrice partiva dal fatto che cucinare ed impiattare il cibo nel modo più bello possibile fosse un atto di sottomissione, che in generale, nei media, si utilizzassero immagini sempre perfette che non avevano nulla di relativo alla preparazione, a quello che c’era stato prima di arrivare a quel risultato. Ciò che veniva osservato è che le foto erano persino ritoccate per renderle più “appetibili”.

L’estetica del piatto è ciò che conta, chi l’ha cucinato e come è stato cucinato sono fattori marginali, è importante il desiderio che quell’estetica può suscitare, un desiderio paragonabile a quello sessuale.

Il foodporn oggi

È evidente come tale significato sia ancora valido per tutte le immagini che circolano senza sosta sugli attuali social media.

Ricordiamo che uno dei primi social network dedicati alla fotografia, Flickr, già nel settembre 2004 lanciò la categoria «FoodPorn», che oggi conta centinaia di migliaia di foto e, pochi mesi dopo, nell’aprile 2005, il termine è entrato nello Urban Dictionary con la definizione di «Immagini close-up di cibo delizioso e succulento utilizzate nella pubblicità».

Dunque, per lo Urban Dictionary, è come se il vedere dei dettagli dell’aspetto di un piatto potesse alterare la percezione del suo gusto in chi guarda. Secondo alcuni studi però ancora non è ben chiaro se la percezione di un piatto che sicuramente può sembrare più buono poi si traduca necessariamente in fame e quindi voglia di quel piatto.

La massima culinaria secondo la quale “prima si mangia con gli occhi”, sembra però in qualche modo essere confermata sia dal senso comune che dalla scienza. Se esistono veri e propri food stylist ci sarà una ragione, ci sarà una ragione se un hamburger grigliato con formaggio filante viene venduto più facilmente di uno grigio e rinsecchito.

Uno studio del 2012, pubblicato sulla rivista Physiology and Behavior, per esempio, rivelava che alcuni dettagli relativi all’aspetto del cibo, come la forma, la brillantezza, l’uniformità, possono alterare la percezione del gusto e dell’olfatto.

Ma cosa succede quando “mangiare con gli occhi” è l’unico passo che si compie, quando questo non è una preparazione al profumo e al gusto del piatto che si sta osservando ma è esso stesso l’intera esperienza? Ne parliamo nel prossimo articolo.

Fonte: Romm C. (2015), What ‘Food Porn’ Does to the Brain – What’s the psychological appeal of looking at food that can’t be tasted? (estratto da) The Atlantic