Un futuro senza pesticidi è realizzabile?

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Chimica Zero è la parola d’ordine del futuro dell’agricoltura. Una battaglia che da anni coinvolge migliaia di agricoltori, quella contro i pesticidi, che negli anni si sono visti erodere mano mano le loro terre a causa di prodotti sempre più aggressivi che colpiscono il terreno e che causano danni irreparabili su tutto l’ecosistema vegetale e anche sull’essere umano.

Chimica Zero è la parola d’ordine del futuro dell’agricoltura. Una battaglia che da anni coinvolge migliaia di agricoltori, quella contro i pesticidi, che negli anni si sono visti erodere mano mano le loro terre a causa di prodotti sempre più aggressivi che colpiscono il terreno e che causano danni irreparabili su tutto l’ecosistema vegetale e anche sull’essere umano. (vedi anche: La Natura nel Piatto?)

Ma a quanto pare nell’aria inizia a tirare un vento nuovo, un vento di cambiamento, che porterà da qui a qualche anno ad una drastica riduzione e forse alla completa scomparsa dei pesticidi come il Glifosato, un potente erbicida cancerogeno per l’uomo ma ancora ampiamente utilizzato nei campi per il suo costo ridotto. In Inghilterra, infatti, nella piccola contea di Egmond, il Prof Simon Blackmore, insieme a un team di ingegneri ed esperti di robotica, ha messo a punto due prototipi: uno in grado di spruzzare, in modo miratissimo, minuscole dosi di disinfestante, andando a colpire solo la malerba e senza nessun contatto con la parte sana della pianta; il secondo prototipo, invece, mira ad escludere del tutto dosi di erbicidi, ma rimuovendo le erbacce con l’ausilio di un laser

Pesticidi. Facciamo il punto

Noi di Rural Hack da sempre ci impegniamo a diffondere notizie riguardanti i danni che provocano i pesticidi sulla salute dell’uomo, e da sempre ci schieriamo contro il loro uso smodato che viene fatto tutt’oggi in molti terreni agricoli(vedi anche: Impollinazione artificiale e insetti robot sono la soluzione?), favorevoli invece a un’agricoltura di precisione, molto meno invasiva e supportata dalla tecnologia. Oggi ci soffermeremo nel trattare un erbicida in particolare: Il Glifosato.

Il Glifosato è il diserbante più usato al mondo, sia in agricoltura, sia per il verde dei parchi pubblici, sia per i giardini privati. E’ stato messo in commercio nel 1974 e si stima che fino ad oggi sono state spruzzate sui campi quasi 9 milioni e mezzo di tonnellate.

È stato oggetto di varie indagini negli ultimi anni per la sua probabile tossicità. Secondo alcuni studi epidemiologici sulla possibile attività del glifosato negli esseri umani, è stato segnalato un lieve aumento del rischio di linfomi non-Hodgkin tra gli agricoltori esposti per lavoro a questa sostanza, mentre gli studi di laboratorio in cellule isolate hanno dimostrato che la sostanza provoca danni genetici e stress ossidativo. E’ stato, inoltre, confermato il rischio che provoca sulle gravidanze, generando rischi per il feto e parto precoce. (https://www.greenme.it/mangiare/alimentazione-a-salute/27198-glifosato-gravidanza-parto-precoce)

Attualmente il glifosato è ancora in commercio nonostante tutto; in Italia, invece, è stato vietato in molte regioni (https://www.ticinonews.ch/ticino/468185/basta-glifosato-anche-in-ticino)

Infografica danni Glifosato

Hyper Weeder.

Torniamo al progetto Made in England del Prof. Blackmore di cui parlavamo prima. Come accennato Hyper Weeder ha due versioni:

  • La prima spruzza direttamente sulla malerba, in modo miratissimo, dosi ridotte di disinfettante (99% in meno del normale) riducendo quindi l’impatto ambientale.
  • La seconda, la più interessante, invece di spruzzare agenti chimici, brucia con un potentissimo laser solo la parte malata della pianta.

Con l’ausilio di video camere e un’ottica sofisticatissima, il robot è in grado di individuare 26 specie diverse di erbacce. Il computer centrale controlla un braccio meccanico dove è collegato il laser e sradica le erbacce bruciandole a 95°C senza colpire il raccolto o il suolo.

Guarda il video di Hyper Weeder

“Questa agricoltura di precisione, assicura Blackmore “ci farà risparmiare denaro, migliorerà le rese e causerà meno danni ambientali rispetto ai metodi di coltivazione odierni”.

E continua dicendo che “abbiamo bisogno di abbandonare l’attuale agricoltura “pesante” basata su ingombranti macchine agricole che compattano e danneggiano il terreno e passare a un’agricoltura flessibile, che tenga conto delle condizioni del suolo locale, del clima, dei parassiti e di tanti altri fattori. Un’agricoltura che con un supporto maggiore della tecnologia possa farci guadagnare tempo e lavoro”.

Hyper Weeder all'opera
Hyper Weeder all’opera

Quel che è sicuro è che ci vorranno ancora alcuni anni prima che i robot agricoli diventino disponibili in serie e ampiamente utilizzati in agricoltura. E non è ancora chiaro se tali robot finiranno per rendere completamente inutili gli erbicidi come il Glifosato o, perlomeno, non del tutto. Ma se Blackmore ha ragione, i robot potrebbero, come minimo, ridurre enormemente la quantità totale di veleni che gli agricoltori devono applicare oggi per coltivare i loro campi.

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Fonti:

https://www.focus.it/scienza/scienze/pericolo-glifosato-quello-che-ce-da-sapere

https://www.dw.com/en/could-agricultural-robots-replace-glyphosate/a-43964752