Gli studi sul foodporn. Il fascino indiscreto del mangiare con gli occhi #2

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È certo che il foodporn scateni qualcosa nel nostro cervello. A tal proposito sono stati fatti diversi studi sul foodporn, vari esperimenti e ricerche che mirano a fare chiarezza su questo fenomeno dilagante.

Gli studi sul foodporn

Alcuni scienziati ritengono che, molto semplicemente, le immagini di cibo possano innescare il desiderio per la cosa reale. Uno studio del 2012, ad esempio, ha rivelato che il solo guardare immagini di cibo è sufficiente a provocare un incremento nella produzione di grelina, un ormone che genera la fame.

Una spiegazione a ciò potrebbe essere che il guardare prepari il cervello al mangiare. Il solo pensare un’azione fa in modo che il cervello reagisca come se stesse per compierla per davvero.

Altri studi sul foodporn, invece, hanno dimostrato che, quando si tratta di appetito, il food porn può essere un sostituto del cibo stesso. Uno studio del 2011 ha dimostrato che guardare immagini di cibo può sminuire la voglia della cosa reale solo se questa ha un sapore simile al cibo nell’immagine. Per esempio, i volontari di un esperimento che hanno visto immagini di snack salati e poi hanno mangiato arachidi, tendevano ad apprezzarle meno rispetto a quelli che invece avevano precedentemente visto immagini di dolci.

Secondo altri studi, inoltre, quando il cervello sa che lo stomaco è pieno, una foto di cibo perde tutto il suo interesse.

In sintesi, possiamo dire, che le varie ricerche e studi sul foodporn, non rivelano granché sull’argomento, nel senso che non dicono molto sul perché alla gente piaccia tanto guardare immagini di cibo. Forse la risposta sta in quello che, secondo molti, disse Roland Barthes definendo il foodporn degli anni Cinquanta come «ciò che offre fantasie a coloro che non possono permettersi di cucinare certi pasti». Quell’idea di irraggiungibile fantasia che sta spesso proprio dietro alla pornografia.

Nel 2013, la psichiatra Valerie Taylor, ha tenuto una presentazione al Canadian Obesity Summit in cui sosteneva che la pubblicazione sui social media di foto di cibo sia il segno di un rapporto disordinato con il cibo stesso. La psichiatra ha dichiarato che gli esseri umani tendenzialmente fotografano ciò che ritengono importante e per alcune persone il cibo è centrale nella vita, tutto il resto diventa sfondo.

C’è chi di contro sostiene che, nonostante l’ipotesi possa essere valida, chi fa foto di cibo e le posta su Instagram molto spesso vuole banalmente seguire una tendenza e magari essere di tendenza. Ci sono persone alle quali semplicemente piace cucinare e quindi vogliono postare foto di quanto realizzato, come in una specie di gioco.

Più reale del reale

Resta il fatto che molto probabilmente queste immagini ci colpiscono perché risvegliano in noi qualcosa di primordiale ed è un fattore del quale gli addetti ai lavori tengono conto.

I trucchetti degli utenti comuni che fanno del foodporn quello che è sono solo una versione se vogliamo più blanda di quanto si fa sui veri set di food photography. Pastoni di colla che sembrano ciotole di latte e cereali, tracce di frutti di bosco realizzate con rossetti, strati di cartone nascosti qui e lì in una pila di frittelle, semi di sesamo letteralmente incollati sui panini. In questi casi ciò che si ricerca è fare qualcosa di finto che sembri reale, forse più reale del reale.

È innegabile che il cibo non è più semplicemente una fonte di sostentamento ma anche qualcosa di bello che ci coinvolge psicologicamente. Ma il foodporn sembra andare al di là, è più immediato, più viscerale. È più o meno quanto sostiene la giornalista Megan Garber quando afferma che certe immagini e certi siti ci coinvolgono perché evocano in noi qualcosa di veramente primordiale. La fame e i bisogni si fondono e si manifestano in modi complicati ma ormai pare certo che il Big Mac mostrato in uno spot pubblicitario in qualche modo risveglia un particolare istinto animale: è più succulento, più appariscente, più bello del panino reale, e questo in sé è una ragione per godere.

Quali sono quindi le ragioni psicologiche profonde della “pornografia” del cibo? Approfondiremo l’argomento nel prossimo articolo.

Fonte: Romm C. (2015), What ‘Food Porn’ Does to the Brain – What’s the psychological appeal of looking at food that can’t be tasted? (estratto da) The Atlantic