Psicologia del foodporn: pornografia alimentare?

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Il The Atlantic, in un articolo risalente al 2015, ha raccontato da un punto di vista scientifico, il successo del foodporn, raccogliendo un po’ di informazioni per quanto riguarda i processi psicologici che si scatenano guardando il cibo e soprattutto il cibo che poi si sa non verrà mangiato. Qual è dunque la psicologia del foodporn?

psicologia del foodpornIl superstimolo

Nell’articolo si legge che a metà del XX° secolo, il biologo olandese Nikolaas Tinbergen scoprì un particolare e se vogliamo bizzarro aspetto del comportamento animale: nelle varie specie, gli animali osservati, oggetto del suo esperimento, sembravano preferire delle versioni più vistose e attraenti degli elementi naturali dei loro ambienti, anche se si trattava di stimoli falsi, artificiali. Lo scienziato ha osservato che alcuni tipi di pesci, ad esempio, avrebbero manifestato comportamenti più violenti nei confronti di pesci finti le cui pinne erano di colori molto più vivaci rispetto a quanto non lo siano in natura, alcuni uccelli invece ignorerebbero le proprie uova per covarne delle riproduzioni più grandi, magari più colorate oppure tenderebbero ad alimentare pulcini con il becco dai colori più brillanti invece che i propri piccoli.

In etologia questo comportamento si definisce superstimolo e rappresenta uno stimolo-chiave che si presenta quantitativamente o qualitativamente “esagerato” rispetto al modo in cui si manifesta in un contesto naturale, e che provoca in un animale una reazione più intensa o più “pronta”.

Secondo la psichiatra Deirdre Barrett un’imitazione esagerata può provocare una reazione più forte rispetto alla cosa reale.

Gli umani possono prodursi da sé questi stimoli “esagerati”, pensiamo ad esempio alle caramelle che possono essere più dolci di qualsiasi frutto si trovi in natura oppure alla pornografia. Un confronto che non appare privo di senso dal momento che in generale gli individui traggono piacere dallo zucchero e dal sesso, e le caramelle e la pornografia sono entrambi elementi super-concentrati che comprimono in sé più esperienze sensoriali naturali.

Ad un esame più attento, però si possono leggere delle differenze: il piacere che si ricava dallo zucchero lo riceviamo allo stesso modo, cioè attraverso il gusto, sia che ci arrivi naturalmente da una fragola, sia che invece arrivi da una caramella al sapore di fragola. Per quanto riguarda la pornografia, invece, l’esperienza sensoriale è un po’ diversa da quella reale, perché si basa soprattutto sulla vista e sul suono, invece che sul contatto.

Psicologia del foodporn

È tra queste due considerazioni che si inserisce un altro superstimolo umano, il foodporn, immagini accuratamente disposte, manomesse con filtri, che mostrano un piatto, fatto in casa o da ristorante, nella sua forma più “attraente”. Una sorta di “pornografia alimentare” definita solo in parte dai sensi poiché si tratta di un’esperienza visiva di qualcosa di cui altri possono sentire l’odore o il sapore. Sostanzialmente è qualcosa che ha lo scopo di produrre un desiderio che poi in effetti non può soddisfare.

Quali sono quindi le ragioni psicologiche profonde della “pornografia” del cibo? Qual è l’appeal che si trova in ciò che non si può avere? Insomma, esiste una psicologia del foodporn? In questo caso, almeno, i ricercatori non hanno ancora trovato una risposta precisa. Ma tante considerazioni interessanti sono state fatte.

Fonte: Romm C. (2015), What ‘Food Porn’ Does to the Brain – What’s the psychological appeal of looking at food that can’t be tasted? (estratto da) The Atlantic