Rassegna Stampa 11 febbraio 2019 (notizie della settimana 4 – 10 febbraio)

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La settimana che abbiamo alle spalle si è contraddistinta per la 6° Giornata Nazionale per la Prevenzione dello Spreco alimentare, indetta dal Ministero dell’Ambiente con la campagna Spreco Zero e l’Università di Bologna – Distal attraverso il progetto 60SeiZERO. Si è rinnovata quindi l’occasione per rimettere al centro un tema importante come quello della riduzione e del riutilizzo del cibo che buttiamo ogni giorno che, solo in Italia, ‘vale’ qualcosa come quasi un punto di Pil, circa 11,8 miliardi di euro all’anno.

Altro spreco è quello che facciamo dell’acqua “buona”. I dati dicono che dopo il 2014 c’è stato un peggioramento della situazione in tutto il territorio nazionale con criticità al Sud e nelle Isole. Qualche numero: circa il 10 per cento della popolazione italiana lamenta irregolarità e cattivo funzionamento del servizio dell’acqua in casa. In media oltre un terzo dell’acqua immessa nelle reti non arriva all’utenza con punte del 60 per cento in alcune province. Oltre il 29 per cento delle famiglie non si fidano a bere dal rubinetto e così 9 italiani su 10 preferiscono bere acqua in bottiglia.

Le tecnologie ci possono venire in aiuto e uno degli articoli della settimana spiega come, raccontando anche come sta cambiando e come dovrà cambiare il mestiere del contadino.

Intanto si lotta in Commissione Europea per evitare il taglio ai fondi per la politica agricola comune, che per l’Italia rappresentano circa il 6,9% dei finanziamenti, cioè circa 2,7 miliardi.

Per ridurre lo spreco alimentare e per favorire un’alimentazione sana, subito dopo la qualità dei prodotti arrivano i comportamenti e le abitudini alimentari, focus del progetto ViviSmart. «Soltanto poco più del 50% dei bambini in Italia segue un’alimentazione che si avvicina vagamente alla dieta mediterranea ed infatti il nostro Paese ha il  primato  di sovrappeso e obesità in Europa», ha detto  Claudio  Maffeis,  pediatra  nutrizionista all’università di Verona. Così ViviSmart ha coinvolto simultaneamente 4 città (Milano, Parma, Genova, Bari), 16 scuole, 80 insegnanti, 1.525 bambini della scuola primaria e le loro famiglie. Ma anche 16 punti vendita della grande distribuzione che, per nove mesi, sono stati teatro di iniziative varie. I bambini hanno partecipato  in classe ad attività e riflessioni sul corpo, sulla piramide  alimentare  e  sul  movimento affrontando questi temi con giochi nei vari punti vendita, dove le famiglie abitualmente fanno i loro acquisti  alimentari e scelgono cosa mangiare. I risultati di questi 9 mesi di lavoro sono arrivati e ci dicono di quanto l’educazione alimentare, non solo dei bambini ma anche dei genitori, sia un fattore-chiave da cui ripartire. E l’educazione alimentare, centrata proprio sulla dieta mediterranea, è quella che ha fatto la differenza per un italo-americano che ha fatto successo nella Silicon Valley.

I siliconvallici mangiano italiano grazie a la Bon Appétit di Fedele Bauccio che ha fatto dei cibi freschi il suo cavallo di battaglia. “La cucina italiana piace ancora per la sua semplicità, perché è fatta di pochi sapori semplici, e di materie prime eccelse. Come i pomodori San Marzano!” dice Bauccio e sui San Marzano si commuove, racconta di un recente viaggio in costiera amalfitana a visionare una fattoria di pomodori di “terza generazione!”, una cosa antichissima. Sui pomodori è una specie di talebano.  “Sa come funziona in America? Vengono tutti dalla Florida. Li raccolgono che sono ancora verdi, poi li portano in Texas dove li riscaldano artificialmente, e li fanno diventare rossi”. “Ma non solo. Tutti pensano ai diritti degli animali, e va benissimo, ma noi pensiamo anche ai diritti degli umani. Un giorno mi hanno portato a vedere le condizioni di lavoro di questi raccoglitori di pomodori della Florida: sono rimasto scioccato. È una vera e propria schiavitù, gente sequestrata nei camion che non può uscire se non ha fatto un certo numero di cassette. Cosi abbiamo redatto un codice di condotta, perché i contadini siano pagati equamente”. Anche nella Silicon Valley la via mediterranea all’innovazione vince!

Di seguito il link agli articoli: