Rassegna Stampa 11 marzo 2019

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Notizie delle settimana 4 – 10 marzo 2019

La domanda delle domande, per noi di RuralHack è se e come le tecnologie servono in agricoltura e, in generale, nel settore dell’agrifood. Questa settimana abbiamo trovato ben due esempi interessanti in questo senso: quello della viticoltura eroica di Maison Anselmet che grazie all’Internet delle Cose pare che sia riuscito a dimezzare i trattamenti in vigna, grazie a sensori, algoritmi predittivi e test sui raggi ultravioletti. E  l’esempio virtuoso di uso delle tecnologie che arriva dal Banco Alimentare: la onlus si occupa di recuperare gli alimenti in eccedenza da tutta la filiera agroalimentare e i piatti invenduti dalla grande distribuzione, dai ristoranti e dalle mense poi li consegna a strutture caritative. I social network si stanno dimostrando grandi alleati in questo processo e aiutano a trovare nuovi partner.

E a proposito di consumi sregolati si sta pensando all’opzione di inserire sui prodotti un’etichetta idrica. Si perché ci sono calcoli incredibili che dimostrano i consumi di acqua virtuale di ogni Paese e l’Italia è terza dopo Giappone e Messico. Si tratta del volume d’acqua che è stata utilizzata per produrre i prodotti agricoli che importiamo dall’estero: in un anno nel nostro Paese si riversa un flusso d’acqua virtuale pari a 2 laghi di Garda (90 km cubi, dato del 2012). L’etichetta idrica potrebbe consentire di sapere quanta acqua è stata utilizzata per fare i prodotti che acquistiamo e che tipo di acqua (irrigua o piovana), da che falda (rinnovabile o meno), da che zona (arida o piovosa), se l’acqua è stata contaminata o meno, se è stata riciclata.

Il tema delle certificazioni dei prodotti riguarda non solo l’acqua utilizzata ma anche tutto il processo di produzione dei prodotti agricoli che possono essere certificati bio. La diatriba è aperta e la discussione accesa tra gli scienziati che si trovano d’accordo solo sulla necessità di rivedere il sistema dei controlli e delle certificazioni. Il terreno di scontro sarà il Senato, dove sta per approdare il disegno di legge che dovrà regolare un comparto che oggi in Italia copre il 15% della superficie agricola nazionale, dà lavoro a 76mila aziende, ha un fatturato di 3,5 miliardi di euro e rappresenta circa il 3,5% della spesa alimentare degli italiani. Alla Camera, a dicembre, il disegno di legge 988 è stato approvato a larghissima maggioranza: chi vincerà la battaglia?

Lasciamo sullo sfondo questa accesa discussione per presentare la storia di un agricoltore (lo è diventato per scelta e non per tradizione) che sta coltivando nella sua azienda oltre 450 antiche varietà di ortaggi provenienti un po’ da tutto il mondo. La parte del leone la fa il pomodoro con 200 varietà dai più disparati colori (giallo, arancione, rosa, verde, violaceo, blu e nero), a seguire decine di tipi di zucca, da quelle che pesano pochi grammi a quelle che superano i 100 chili, e poi fagioli, patate e altre verdure anche meno conosciute. Lo scopo di questo lavoro non è commerciale, ma quello di tenere in vita una biodiversità varietale a rischio di estinzione.

La perdita della biodiversità è un rischio e anche un segnale che dovremmo considerare con maggiore serietà e preoccupazione e invece sembra che stiamo continuando a dormire sonni tranquilli salvo impazzire quando una ragazzina di 15 anni punta il dito contro noi adulti e ci dice che non siamo seri. Chi ha ragione: noi a stare sereni o chi ci fa notare che siamo degli irresponsabili?

Di seguito i link degli articoli scaricabili: