Rassegna Stampa 13 gennaio 2020

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Per la prima volta in Italia è stato registrato il paesaggio sonoro di un ecosistema al suo stato puro. Per cinque anni i ricercatori dell’Università di Pavia hanno ascoltato i suoni di Sasso Frattino, la più antica riserva integrale italiana istituita nel 1959 nel Parco nazionale delle foreste casentinesi. In questa area protetta il rumore di fondo è vicino agli zero decibel. Gli esperti lo chiamano silenzio profondo, un ambiente in cui anche i movimenti più insignificanti possono incidere una nota e lasciare una traccia acustica.

A Sasso Frattino i toni si alzano alle prime luci dell’alba e alla sera, quando la fauna è più attiva. Il suono dell’orchestra può superare i 65 decibel come il rumore di un’affollata sala d’aspetto. La biofonia, poi, segue anche un ciclo stagionale: a primavera sono predominanti gli uccelli, poi quando arriva il caldo si aggiungono gli insetti mentre in autunno rimangono i bramiti dei cervi. L’inverno, invece, è il periodo più silenzioso.

Un ambiente prezioso questo del Parco nazionale delle foreste casentinesi se si pensa a tutti i boschi e le foreste che stiamo perdendo sia per la loro trasformazione in campi coltivati, sia per fenomeni violenti come i forti venti che si sono abbattuti nei boschi delle Dolomiti e tutti gli incendi recenti:  la scorsa estate le fiamme in Svezia e Siberia, poi gli incendi in Amazzonia che hanno distrutto importanti aree di foresta fluviale, con gravissimi danni per l’ambiente a livello mondiale. In questi giorni il fuoco in Australia. Solo nel Nuovo Galles del Sud sono stati bruciati più di 4 milioni di ettari, pari al doppio della Lombardia, e il numero sta aumentando. Secondo le ultime stime del- l’Università di Sydney, circa 480 milioni di mammiferi, uccelli, rettili e altri animali sono morti a causa dei deva- stanti incendi boschivi del 2019, mentre nelle Blue Mountains solo a novembre e dicembre è andato bruciato il 50% delle riserve naturali.

Eppure le foreste sono tra le migliori alleate naturali per ridurre l’accumulo di CO2 nell’atmosfera.

Riusciremo a prendere seriamente in considerazione il fatto che anche gli uomini appartengono inesorabilmente all’ambiente naturale nel quale sono destinati a vivere? Arriveremo in tempo a capire che non siamo tanti singoli protagonisti di una storia ma siamo connessi per forza gli uni agli altri?

“In un’epoca in cui siamo tutti connessi attraverso internet e in cui l’umanità si è trasformata in un’enorme rete, il modello gerarchico, centralizzato e animale, rivela i suoi enormi limiti” (Stefano Mancuso).

Di seguito gli articoli scaricabili:

Benvenuti nel bosco dove si sentono cadere le foglie

FINANZIARE UNA FORESTA

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Il riscatto dei terreni ex Ligresti Nasce il distretto agricolo urbano

Nelle vigne di Ca’ del Bosco alleanza Farm tech-Linkem

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