Rassegna Stampa 16 marzo 2020

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Ciò che sta accadendo negli ultimi giorni ci porta a riflettere su ciò che è essenziale e in particolare su due fattori primari e indispensabili per la nostra sopravvivenza: la salute e l’approvvigionamento alimentare”, ha scritto Carlo Petrini.

E parlando della seconda questione sottolinea come in questi giorni ci stiamo rendendo conto che i negozi di vicinato hanno un ruolo rilevante sia per l’approvvigionamento del cibo che per il mantenimento di un presidio sociale.

Petrini parla in particolare dei piccoli borghi più distanti dalle città dove ci sono molti anziani e pochi supermercati che, in questi giorni, garantiscono gli approvvigionamenti.

In realtà in questa situazioni assurda anche in città grandi come Roma, in questi giorni, sembra che l’unica soluzione possibile per approvvigionarsi di cibo e altri generi di conforto, sia fare lunghe file davanti ai supermercati della GDO.

Sono saltate le piattaforme on line (persino Amazon sta finendo molte scorte e apre saltuariamente nuovi slot disponibili per le consegne di cibo (la piattaforma on line di Conad è saltata da giorni, Pam -che si appoggia ad Amazon, non ha slot per la consegna, Eataly consegna a distanza di circa 10 giorni…). In una città come Roma per i cibi freschi rimangono i piccoli bottegai dei mercati di quartiere (i negozi di vicinato sono praticamente scomparsi. Come dice Petrini: in 10 anni ne abbiamo persi circa 200 mila, resta qualche fornitore dei GAS che si organizzano con consegne a domicilio gestite con telefoni e whatsapp e poco altro.

Anche in altre città, come Napoli e Palermo per esempio, sono i piccoli bottegai che garantiscono le consegne a domicilio.

Siamo d’accordo con Petrini: “approfittiamo di questi giorni per immaginare un dopo, dove, una volta capito cos’è davvero necessario, possano convivere varie realtà, dalle botteghe ai supermercati, diversificate su misura in base alle necessità di ogni luogo. E allora, quando usciremo da questo tunnel – perché ne usciremo- per far sì che vada davvero tutto bene facciamo tesoro di ciò che abbiamo sofferto per ripensare a un modello alimentare diverso. Un modello che non si basi più sul semplice consumo ma che trovi soluzioni alternative che valorizzino da un lato i beni comuni e chi li custodisce (suolo e contadini in primis), e dall’altro i beni di relazione.”

Noi siamo convinti che le tecnologie potranno sostenere, in questo nuovo modello, una diversa filiera del food che potrà collegare di più e meglio le città e le campagne, le aree interne e le aree urbane.

Voi che esperienze state vivendo in questi giorni? File al supermercato o giorni a refreshare il carrello on line in attesa di uno slot per procedere finalmente al pagamento?

Di seguito gli articoli scaricabili:

Agroecologia_ la risposta sostenibile al pianeta terra in grave crisi

Alimentari, è allarme speculazioni

Alle merci italiane non serve alcuna certificazione

Appello di 3600 scienziati alla Ue _ «La Pac non distrugga la natura»

I negozi

In «Magna Graecia» il vino bio, dinamico e in barrique

In cucina con i bambini

Pasta pedinata agli infrarossi

una vita sostenibile

VoloPress – Stampa Articolo_ La riscoperta dell’ importanza delle botteghe2