Rassegna Stampa 18 Novembre 2019

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Per fare tutto ci vuole un fiore anche per fare il frutto che fa il seme, diceva una bella canzoncina scritta da Gianni Rodari. E invece nel 2019 il seme lo fa il laboratorio che fa anche il frutto e poi ci mette un bel brevetto e fine della canzone e anche arrivederci alla biodiversità.

Quello che sta succedendo su questo fronte sembrerebbe inquietante a partire da un dato: “il 97% dei finanziamenti destinati all’agricoltura è destinato a quel modello agricolo industriale che è stato causa del deperimento e desertificazione dei suoli, inquinamento della falda, della perdita della biodiversità vegetale e animale. Ai contadini e alle aziende che producono secondo il modello biologico, biodinamico e più in generale secondo l’approccio agroecologico, a chi sostiene la biodiversità, spesso a proprie spese, va a mala pena il restante 3% dei finanziamenti”.

E forse vale la pena ricordare che alla libera circolazione dei semi si frappongono molti ostacoli: registrazioni, royalties, brevetti, leggi ad hoc. E vale la pena anche dire che la grande multinazionale del seme dallo scorso anno rientra negli asset societari e finanziari dell’agrochimica creando un sistema corporativo che sostiene un mercato mondiale, quello dell’agroindustria, del valore di centinaia di miliardi di dollari all’anno.

“La rivoluzione verde, vale a dire l’agricoltura industriale, di verde e di rivoluzionario ha avuto a mala pena il nome e la retorica della propaganda di una missione miseramente fallita che ha lasciato alle future generazioni enormi disastri ambientali e sanitari a cui porre rimedio. Non ha risolto i problemi dell’agricoltura, né ha colmato i bisogni alimentari del pianeta, a cominciare dalla fame nel mondo, che secondo le organizzazioni internazionali, dal 2015 è tornata ad aumentare” e la rivoluzione 4.0 rischia di essere il secondo capitolo del libro sulle rivoluzioni che hanno effetti estremamente negativi per la società e per l’ambiente oltre che per l’economia di milioni di piccoli contadini e agricoltori che, nel mondo, subiscono lo strapotere di questo sistema.

Quali strade possiamo immaginare per una rivoluzione 4.0 che sovverta questo paradigma verso un #DigitalGreenNewDeal?

Di seguito gli articoli scaricabili:

Cibo via web a 1,5 mld di clienti

La ricercatrice della pianta robot

LE CITTÀ VERDI crescono

Mense più povere se al Sud

Nasce il museo virtuale della dieta mediterranea l’arte del mangiar bene dai pionieri ai giorni nostri

Pac a orologeria. E meno fondi

Semi liberi per la biodiversità della terra