Rassegna Stampa 2 Dicembre 2019

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Di fronte ai grandi problemi che ci stanno affliggendo in questo tempo gli uomini mostrano tutta la loro tracotanza, continuando a pensare che sia l’ambiente a doversi adattare a noi e non viceversa.

Eppure sulla Terra siamo in minoranza: come ha spiegato Stefano Mancuso in occasione di Book City, le piante costituiscono l’85% della biomassa terrestre e gli animali, esseri umani compresi, non ne rappresentano che lo 0,3%.

Le piante sono quindi la forma di vita più presente sulla Terra, sono capaci di adattarsi ai cambiamenti climatici e sanno escogitare strategie ai fini della sopravvivenza.

In questi quattro miliardi di anni di storia della vita su questo pianeta gli umani esistono da trecentomila, e la probabilità di sopravvivere pare che non sia così lunga (non più di duecento anni) a fronte della sopravvivenza media di una specie che è di quattro milioni di anni.

Diciamo che abbiamo investito il nostro tempo a vantarci della nostra abilità e intelligenza svolgendo attività che ci hanno fatto sentire “migliori” senza preoccuparci, invece, della nostra sopravvivenza come specie.

Albicocco VS Uomo 1-0!

“Un albicocco, per esempio, anche se non sa dipingere la Cappella Sistina, è sicuramente più capace di adattamento e di trovare soluzioni a fini più importanti di qualunque altra cosa: la propagazione e sopravvivenza della specie”.

E per far fronte al il riscaldamento climatico ci servono più piante: se smettessimo di usare automobili, navi ed aerei a motore, la riduzione nell’emissione di CO2 sarebbe ridotta del 10%; se smettessimo di mangiare carne sopprimendo gli allevamenti intensivi, la riduzione sarebbe di un altro 20%.

Secondo uno studio del Politecnico di Zurigo, se mettessimo a dimora mille miliardi di piante potremmo abbattere davvero i gas serra e scongiurare la catastrofe perché sarebbero le piante a trattenere ed intercettare la CO2.

Le piante come alleate e le piante come maestre

La bella lezione che ci danno le piante, mentre siamo intenti a combatterci l’un l’altro, è che ci si salva se si ragiona come specie e non come individuo, privilegiando il continuo adattamento.

Ma forse gli uomini non sono stati progettati per questo e tra trecento anni l’impronta antropocentrica comincerà a sfumare: plastiche, cemento, antiparassitari, gas serra, polveri sottili… gradualmente saranno un lontano ricordo degli albicocchi che continueranno a produrre i loro frutti per chi saprà goderli.

Di seguito gli articoli scaricabili:

cosa serve per salvare la terra

crisi climatica le attività umane al tempo delle grandi piogge

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L albicocco un maestro per l umanita

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