Rassegna Stampa 25 Novembre 2019

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Il tema del food è molto di moda soprattutto se si parla di italian food: sono tanti i prodotti d’eccellenza dell’Italia che su questo riveste un ruolo-guida in Europa (esclusi i vini, sono 299 i prodotti alimentari tutelati in Italia sugli 822 protetti nella Ue); e siamo anche di gran moda nelle cucine internazionali (229 miliardi di euro è il giro d’affari della cucina italiana nel mondo stimato nel 2018, in crescita di oltre il 10% dal 2016).

Che faccia tendenza e abbia ricadute economiche rilevanti lo conferma anche il nuovo canale Food del Sole 24ORE on line da qualche giorno.

Il cibo, inoltre, può essere una medicina o un veleno per il corpo. E ne sono più che convinti gli scienziati che ci dicono che oltre un terzo dei tumori potrebbe essere prevenuto grazie a una corretta alimentazione, senza i velenosi «junk food», dimostrando per altro il valore della dieta mediterranea sul fronte della salute.

Purtroppo però dobbiamo fare i conti col lato oscuro della forza: la produzione alimentare è profondamente condizionata dalle scelte dell’industria agroalimentare e dalla grande distribuzione organizzata che adottano logiche di produzione e distribuzione che allontanano gli alimenti dalla loro origine reale. E così, a partire dalla Rivoluzione verde (più o meno dopo la Seconda Guerra Mondiale) è arrivata nei campi la chimica: «Con la chimica …, è iniziato un grande esperimento in cui l’uomo è sia l’artefice che la cavia. La tecnologia si è mossa con una velocità di gran lunga superiore a quella della conoscenza della sicurezza e delle contro-indicazioni delle sostanze chimiche. Per arrivare a una gestione più sostenibile della chimica bisogna colmare questo divario tra tecnologia e sicurezza», ha detto Pietro Paris, ingegnere responsabile della Sezione sostanze pericolose dell’Ispra. E’ proprio Ispra, infatti, che ha monitorato le acque dei nostri fiumi rilevando, nel suo ultimo Rapporto, la presenza di tutte le tipologie di pesticidi. Ci sono diserbanti come l’atrazina che nonostante siano vietati dal 1992 si ritrovano ancora nelle acque, soprattutto sotterranee. Uno studio dell’Ispra del 2017 che ha riguardato l’intero bacino del fiume Po e basato su 15 anni di indagini ha dimostrato che ci vogliono 10 anni affinché la concentrazione della sostanza si dimezzi.

E di fronte a questo, che è uno dei tanti problemi legati alle modalità di produzione dei cibi, si attende la terza riforma della PAC (la Politica agricola comune dell’UE) che non dovrebbe mettere a rischio il primo pilastro, ovvero gli aiuti diretti agli agricoltori, (principale strumento europeo di sostegno al settore agricolo), che da solo copre il 70 per cento di tutta la Politica agricola comune.

Questi aiuti vengono però contestati dalle organizzazioni di categoria in difesa dei produttori di piccola e media taglia. Il commento di Antonio Onorati, portavoce di Ecvc-via Campesina, è che questi aiuti siano basati su «un’ingiusta ripartizione delle risorse pubbliche che sostengono un’agricoltura industrializzata e un modello agricolo insostenibile e di scarsa qualità nutrizionale». Inoltre secondo Onorati si corre il rischio che il biologico resti senza sostegno.

A breve verrà sciolta la riserva e si potranno analizzare le scelte dell’Europa per la nuova PAC. Riuscirà l’Europa a realizzare questo Green New Deal che, a detta di tutti ormai, non è più rimandabile?

Di seguito gli articoli scaricabili:

Abitudini a tavola Tale madre, tale figlia

Dop e Igp valgono 14 miliardi Export triplicato in dieci anni

Food, il business del cibo dall’agricoltura all’industria Tutti i numeri e le eccellenze del made in Italy

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Guerra delle etichette alimentari L’Italia sfida la Francia a Bruxelles

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La salvezza arriva dalla terra

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