Sfera Agricola: diversi con gusto

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Sfera Agricola è la più grande serra idroponica d’Italia e produce pomodori, insalata ed erbe aromatiche fuori suolo. Qualche giorno fa, noi di RuralHack abbiamo condiviso un articolo che presentava l’esperienza di questa start up e si è scatenata la curiosità di molti sulle modalità di coltivazione, sul sapore dei cibi, sull’uso di fertilizzanti e altro. Per questo abbiamo chiesto a Sfera Agricola di raccontarci direttamente del loro lavoro e dei sorprendenti risultati che stanno ottenendo.

L’idea di una serra anti siccità nasce dalla necessità di risolvere uno dei problemi più incombenti dei nostri tempi: garantire cibo di qualità a tutti, a fronte dell’evidente cambiamento climatico in corso. Lo dice la FAO, lo leggiamo su tutti i giornali: il clima, insieme all’aumento della popolazione mondiale (e ad altri fenomeni che incidono sulla qualità e sulle scelte produttive), ci fanno intravedere uno scenario decisamente preoccupante. E questo non riguarda solamente gli altri Paesi ma investe direttamente anche l’Italia dove la produzione agricola è di sicuro un settore-chiave.

“Siamo differenti”, Sfera è una serra attiva, quindi in grado di adattare in tempo reale il suo clima al fine di rendere la crescita degli ortaggi in condizioni ottimali, indipendentemente dalle condizioni metereologiche esterne. Non solo, attraverso il recupero delle acque piovane e il ciclo di coltivazione chiuso si può risparmiare il 90% di acqua rispetto alle coltivazioni su suolo. Differenti anche perché utilizzano mezzi di lotta biologica per ottenere prodotti più buoni e genuini.

Come abbiamo letto negli articoli che parlano di Sfera Agricola, l’azienda ha 190 dipendenti. La particolarità di questo ambiente di lavoro ci ha molto incuriosito e per questo abbiamo cercato di capire che tipo di competenze abbia chi lavora e collabora con Sfera. Ovviamente il sistema lavorativo è completamente differente da quello della produzione agricola tradizionale, per cui non è sufficiente avere esperienze già fatte in campagna. Sfera cerca un approccio differente centrato soprattutto sulla capacità di apprendimento e sulla passione alle tecnologie. Altre competenze specifiche possono riguarda i singoli settori della serra in cui ci si inserisce ma praticamente tutti i ragazzi che attualmente sono impegnati in Sfera sono stati formati direttamente.

Il profilo-chiave dell’azienda è quello dei growers che attualmente sono 4 e sono coloro che hanno maggiori competenze tecnologiche. Di fatto il grower è un agronomo iper specializzato. Nello specifico i 4 growers sono i responsabili della crescita delle piante e seguono formando i ragazzi che lavorano in serra.

E infine alcune notazioni che non abbiamo approfondito direttamente ma che si possono trovare negli articoli segnalati sotto:

  • la coltivazione fuori suolo non incide di per sé sul sapore non è dunque l’agricoltura idroponica che genera prodotti di bassa qualità o che non sanno di nulla: dipende da come si fa questa coltura e dal tipo di prodotto che si vuole ottenere (qui);
  • in collaborazione con l’Università di Pisa Sfera Agricola sta studiando la possibilità di recuperare anche varietà destinate a scomparire;
  • le assunzioni regolari dei lavoratori (che non sono stagionali) evitano il tragico virus del caporalato (qui);
  • i prodotti sono idonei anche per chi è allergico al nichel (i nutrienti che acquistano per le piante non contengono mercurio, cromo e nichel);
  • attualmente Sfera Agricola collabora con tre chef, Valeria Piccini, Fulvietto Pierangelini e Cristina Bowerman, tutti uniti nell’esigenza di avere un prodotto qualitativamente di alto livello.

Per sapere altro su Sfera Agricola:

www.sferaagricola.it

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Intervista realizzata da Annalisa Gramigna