
Nel gennaio 2026, nel cuore del Parco Nazionale del Cilento, la Cooperativa Nuovo Cilento celebra i suoi primi cinquant’anni di attività. Una ricorrenza tutt’altro che scontata: nata negli anni Settanta come esperimento di riscatto territoriale, quando parlare di agricoltura cooperativa, biodiversità, mutualismo e sviluppo locale significava andare controvento, la Cooperativa non è mai stata soltanto un soggetto agricolo, ma un’infrastruttura sociale, un dispositivo di permanenza, una scuola informale di agricoltura situata e una piattaforma di alleanze tra contadini, tecnici, ricercatori e comunità locali. Non un anniversario rituale, ma un tempo politico: l’occasione per rendere pubblico e operativo un Patto per le aree rurali di collina e di montagna, costruito in sinergia con Rural Hack e con una comunità ampia di agricoltori, ricercatori, amministratori, attivisti e organizzazioni.
Questo Patto non nasce come un documento di indirizzo astratto, ma come una dichiarazione di responsabilità collettiva fondata su pratiche, esperienze e conflitti reali. Il Cilento diventa così un laboratorio a cielo aperto, in cui discutere, testare e rendere verificabili strategie di permanenza, rigenerazione e metamorfosi dei territori rurali.
Oltre la retorica delle aree interne
Negli ultimi mesi, una parte del lavoro di ricerca e scrittura condiviso da Rural Hack ha contribuito a rimettere in discussione l’idea stessa di marginalità, mostrando come le aree interne possano essere lette non come un costo da gestire, ma come un’infrastruttura strategica per la tenuta ecologica, sociale ed economica del Paese.
Le aree di collina e di montagna non sono una periferia del Paese, ma la sua ossatura: oltre il 75% del territorio italiano ricade in questi contesti. Eppure continuano a essere raccontate come eccezioni, problemi da amministrare, spazi da accompagnare al declino.ù

La Cooperativa Nuovo Cilento, fin dalla sua nascita, ha praticato una postura radicalmente diversa: non amministrare la marginalità, ma costruire condizioni di permanenza. In cinquant’anni di lavoro cooperativo ha dimostrato che agricoltura, mutualismo, biodiversità e comunità possono costituire un’infrastruttura sociale capace di generare valore economico, cura del paesaggio e coesione.
Il Patto che oggi viene proposto nasce da questa esperienza lunga e situata, e si pone come alternativa alla doppia trappola che segna il dibattito pubblico:
Una riflessione che si innesta su un lavoro più ampio dedicato all’economia civile delle aree interne, agli strumenti cooperativi e finanziari e al riconoscimento dei servizi ecosistemici prodotti da chi presidia e rigenera questi territori.
- la gestione assistenziale dello spopolamento;
- la turistificazione estetizzante dei borghi.
Il Patto: principi operativi, non slogan
Il Patto per le aree rurali di collina e di montagna si fonda su alcuni assunti chiave:
- Cultura sistemica: leggere suolo, acqua, biodiversità, lavoro umano e comunità come un sistema interdipendente, non come comparti separati.
- Agricoltura rigenerativa e agroecologia come infrastruttura ecologica e sociale, non come nicchia ideologica.
- Gestione attiva del territorio contro l’abbandono, l’erosione dei suoli e la perdita di saperi.
- Cooperazione e mutualismo come strumenti economici contemporanei, non residui del passato.
- Innovazione situata: tecnologie leggere, appropriate, adattate alle pendenze, alla frammentazione fondiaria e ai vincoli ecologici della collina e della montagna.
Il Patto non chiede adesioni simboliche, ma impegni concreti e verificabili nel tempo. La rinascita delle aree rurali di collina e di montagna richiede infatti un cambiamento culturale profondo, capace di integrare conoscenza, tradizione e innovazione, di ricostruire legami comunitari e di rimettere al centro la cooperazione come risposta alle sfide contemporanee. Per questo la Cooperativa Nuovo Cilento si propone ancora una volta come teatro operativo, luogo di sperimentazione reale e non di sola rappresentazione.
Semi come atto politico
Ad aprire simbolicamente il percorso del cinquantenario, una cerimonia di affidamento dei semi della biodiversità locale agli agricoltori della cooperativa. Semi da coltivare, non da musealizzare; da mangiare, non da esibire.

Un gesto che sottrae la biodiversità alla retorica del cibo elitario e la restituisce alle pratiche quotidiane di coltivazione e alimentazione. Perché mangiare, oggi più che mai, è un atto agricolo e politico.
Il programma: tre giorni per costruire il Patto
Il percorso pubblico del Patto si articola in tre giornate, pensate come una sequenza coerente di memoria, confronto e assunzione di responsabilità.
Il 21 gennaio, nel pomeriggio, la Cooperativa Nuovo Cilento celebra il suo cinquantesimo anniversario con una festa pubblica che intreccia riconoscimento della storia cooperativa, voci istituzionali, testimonianze culturali e comunitarie.
Il 22 gennaio è interamente dedicato ai talk e al confronto tematico: una giornata di lavoro coordinata da Rural Hack che mette in dialogo ricerca scientifica, pratiche agricole, politiche pubbliche ed esperienze cooperative sul tema dello spopolamento delle aree rurali di collina e di montagna.
Il 23 gennaio, nel pomeriggio, dopo le visite in campo e le pratiche agricole rigenerative, si apre il momento conclusivo: la discussione pubblica e la presentazione del documento “Un Patto per le aree rurali di collina e di montagna”, come passaggio formale dalla riflessione all’impegno condiviso.
Dal confronto all’impegno collettivo
Il Cilento, ancora una volta, non come periferia, ma come luogo di incontro e di assunzione di responsabilità collettiva. L’invito è a partecipare ai tre giorni di appuntamenti, dal 21 al 23 gennaio, per attraversare insieme festa, confronto e impegno non come spettatori, ma come soggetti attivi di un processo che chiama comunità, ricerca e istituzioni a trasformare la riflessione in azione.
Partecipare significa contribuire a costruire un linguaggio comune, riconoscere il valore politico della permanenza e rimettere al centro il lavoro agricolo, la cooperazione e la cura dei territori come questioni di interesse generale. Il Patto nasce qui, ma guarda lontano: ai prossimi anni di lavoro condiviso, alleanze da rafforzare e responsabilità da assumere insieme per dare futuro alle aree rurali di collina e di montagna.