A San Mauro Cilento un’alleanza operativa per costruire i prossimi cinquant’anni.

Dal 21 al 23 gennaio, a San Mauro Cilento, la Cooperativa Nuovo Cilento e Rural Hack hanno trasformato il cinquantesimo anniversario della cooperativa in un cantiere di lavoro condiviso. Non una celebrazione, ma un’occasione per affrontare insieme una domanda urgente: come abitare il futuro delle aree rurali di collina e di montagna — non come margini da compensare, ma come infrastrutture vitali per le transizioni in corso.
Da qui è nato un Patto operativo, sottoscritto da agricoltori, ricercatori, cooperatori, amministratori e organizzazioni della società civile, che condividono un metodo — la cooperazione — e un orizzonte — la responsabilità. Il Patto non chiude un percorso: lo apre.
Un cantiere di costruzione collettiva
Il lavoro dei tre giorni ha preso avvio da Un Patto per abitare il futuro. Oltre la retorica delle aree interne, documento elaborato come base per la discussione comune. Al testo hanno contribuito trenta esperti provenienti da campi diversi — ricerca, cooperazione, agricoltura rigenerativa, sanità, credito, governance europea, economia sociale — chiamati a raccontare la propria visione e il proprio impegno operativo. Non posizioni da allineare, ma voci che interrogano il quadro proposto, lo mettono alla prova e lo arricchiscono di strumenti, domande e traiettorie di azione.
A fare da cornice a questi contributi, una visione sistemica per la collina e la montagna, una riflessione sul ruolo delle comunità di intenzione come dispositivo per lo sviluppo e l’innovazione nei territori e un’analisi del contesto normativo e strategico.
A partire da questa traccia, chi aveva contribuito al documento si è ritrovato attorno a un tavolo comune insieme a nuovi interlocutori. I talk e i dibattiti della giornata del 22 gennaio hanno reso visibile una comunità di intenzione con legami già consolidati negli anni, che ha trovato nell’incontro uno spazio di riconoscimento reciproco e, soprattutto, una nuova occasione per organizzarsi.
Tra le voci, anche sguardi internazionali: dall’agroecologia latino-americana alla governance dei sistemi alimentari delle Nazioni Unite, dalla rete globale dei Bio-Distretti alle esperienze di gestione idrica in contesti di montagna. Un Patto che nasce nel Cilento, ma dialoga con il mondo.
Un metodo che viene da lontano
Il luogo in cui questo percorso ha preso forma non è casuale. La Cooperativa Nuovo Cilento nasce negli anni Settanta come scelta controcorrente: agricoltura cooperativa, mutualismo, biodiversità, radicamento territoriale — in anni in cui la terra era qualcosa da cui fuggire, non da curare.

Cinquant’anni dopo, quella scelta si è fatta metodo. La cooperativa non è stata solo la sede dell’incontro: ne è stata l’infrastruttura — di pratiche, relazioni e saperi. Un luogo che ha dimostrato, sul campo, come tenere insieme produzione agricola, cura del territorio e costruzione di comunità. Un presidio che oggi mette a disposizione materiali, esperienze e conoscenze accumulate nel tempo — non come archivio da celebrare, ma come patrimonio vivo da cui ripartire.
Scarica i materiali divulgativi realizzati negli anni dalla Cooperativa Nuovo Cilento.
Dal lavoro all’impegno
Il 23 gennaio, nel pomeriggio, il lavoro si è tradotto in un passaggio esplicito. L’incontro, che ha visto la partecipazione anche dell’Assessora all’Agricoltura della Regione Campania, Maria Carmela Serluca, ha portato alla sottoscrizione corale del Patto per abitare il futuro delle aree rurali di collina e di montagna, non inteso come dichiarazione di principio, ma come patto operativo fondato su impegni concreti, tempi di lavoro e azioni verificabili.

Ad accompagnare la chiusura dei lavori sono intervenuti il Presidente della Cooperativa, Antonello Di Gregorio, a dare voce a tutti coloro che la terra la conoscono e la vivono quotidianamente; il professor Giuseppe Cilento, cofondatore della Cooperativa, e il direttore scientifico di Rural Hack Alex Giordano, che hanno restituito il senso del modello costruito dalla Cooperativa e del percorso di queste giornate; il Direttore Esecutivo della GAOD Jostein Hertwig, il Bio-Districts Global Ambassador di IN.N.E.R. TeChun Chen e la ricercatrice di Rural Hack Paramie Vidarshana Undupitiya Gamage, a testimonianza del profondo valore internazionale di questo lavoro; il Presidente della Fondazione CON IL SUD Stefano Consiglio, per il mondo dell’università e del terzo settore, e l’Assessora all’Agricoltura della Regione Campania Maria Carmela Serluca, in rappresentanza di tutte le istituzioni che hanno preso parte ai lavori.
Non un’alleanza generica né un manifesto di buone intenzioni, ma un patto che nasce dal lavoro già in corso e che si configura fin da subito come operativo: sei assi di azione, responsabilità distribuite e verificabili nel tempo. Dal suolo alla conoscenza, dalla cooperazione alle filiere, dai servizi alla governance futura — ogni asse traduce la visione in agenda condivisa.
Il Patto è accompagnato da una tabella di marcia operativa che definisce azioni, tempi e responsabilità su un orizzonte di 24 mesi — con l’obiettivo di arrivare alla programmazione europea 2028-2034 con proposte fondate su sperimentazioni reali.
Tra i primi firmatari, figure provenienti da mondi diversi: dall’agroecologia alla ricerca universitaria, dalla cooperazione alle istituzioni europee, dalla sanità alla finanza a impatto.
Un inizio, non un punto di arrivo
La firma non chiude: segna un inizio.

Il Patto non crea una nuova struttura: si fonda su un coordinamento leggero, su impegni volontari e su pratiche già in atto. Nessuna burocrazia aggiuntiva, ma responsabilità distribuite e verificabili nel tempo.
Il Patto è aperto: può essere sottoscritto da persone, organizzazioni, enti e comunità che ne condividano principi, metodo e orizzonte.
Aderire significa assumersi una responsabilità: contribuire a costruire linguaggi comuni, pratiche condivise e capacità di azione, rendendo visibili le specificità dei territori di collina e di montagna nel confronto con le politiche future.
Abitare il futuro, insieme
San Mauro Cilento ha mostrato che esiste uno spazio concreto per lavorare insieme — oltre le narrazioni difensive e le semplificazioni. Il Patto nasce qui, ma guarda avanti: ai prossimi anni di impegno condiviso, alle alleanze da costruire, alle responsabilità da assumere per rendere possibile la scelta di restare, tornare o abitare questi territori.

Chi ne condivide le ragioni è invitato a partecipare. Non come spettatore, ma come parte di un processo che intende durare.