
In Campania oltre 30mila aziende agricole sono guidate da donne, quasi il 39% del totale. La regione è seconda in Italia per numero di imprese agricole femminili, ma questa presenza incontra ancora difficoltà nell’accesso al credito, agli investimenti e ai luoghi delle decisioni. Nei dati presentati dall’Assessorato all’Agricoltura, il valore medio dei progetti femminili ammessi ai finanziamenti del CSR si attesta a 140mila euro, contro gli oltre 200mila di quelli maschili. Alle donne arriva meno di un quarto delle risorse complessivamente destinate alle imprese.
Da queste condizioni è partito il confronto di “Donne e Agricoltura in Campania. Impresa, innovazione e futuro dei territori”, ospitato il 15 ottobre dall’Azienda agricola sperimentale regionale Improsta di Eboli. Promossa dall’Assessorato all’Agricoltura in collaborazione con Agrocepi Campania, CIA Campania, Coldiretti Campania, Confagricoltura Campania e Copagri Campania, l’iniziativa ha visto Rural Hack tra i partner.
La giornata si è svolta in occasione della Giornata internazionale delle donne rurali, nell’Anno internazionale della donna agricoltrice proclamato dalle Nazioni Unite per il 2026. Ha riunito istituzioni, ricerca, organizzazioni professionali e imprenditrici per raccogliere proposte utili alla futura politica agricola regionale.
«Il nostro obiettivo è sostenere la nascita e la crescita delle imprese femminili attraverso misure anche innovative ispirate alle proposte emerse dai sei tavoli tematici che abbiamo attivato», ha dichiarato l’assessora all’Agricoltura Maria Carmela Serluca, indicando nella programmazione 2028–2034 l’orizzonte entro cui tradurre il confronto in interventi concreti.
Le donne nell’agricoltura campana, tra presenza e potere di scelta
I numeri presentati dalla Regione restituiscono una questione che riguarda la distribuzione delle opportunità. Aziende mediamente più piccole e meno capitalizzate dispongono di margini più stretti per investire, mentre la carenza di servizi di welfare e le difficoltà di accesso alla formazione incidono sul tempo e sulle possibilità di sviluppare un’attività. La scarsa partecipazione femminile ai processi decisionali rende inoltre più difficile far emergere questi bisogni nella costruzione delle politiche.

Il confronto istituzionale ha coinvolto il presidente del Consiglio regionale Massimiliano Manfredi, le assessore Claudia Pecoraro, Angelica Saggese e Fiorella Zabatta, e il presidente del CRAA Luca Sgroia. Alla plenaria hanno contribuito in video Clara Park, Gender Team Leader della FAO per l’Anno internazionale della donna agricoltrice, e Catia Zumpano, dirigente di ricerca del CREA. Le conclusioni della sessione mattutina sono state affidate a Teresa Del Giudice, docente di Politica agraria dell’Università degli Studi di Napoli Federico II.
Le testimonianze delle imprenditrici hanno portato nella discussione esperienze dal vitivinicolo al florovivaismo, dai cereali all’agriturismo, fino alla pesca. Attraverso queste storie, le questioni dell’accesso alle risorse e dell’innovazione hanno assunto la concretezza delle scelte quotidiane.
Paramie e il Kit, dalla conoscenza alla capacità di agire
In plenaria è intervenuta anche la nostra Paramie Vidarshana, Research & Analysis Leader dell’Italy Chapter del World Food Forum e Senior Researcher di Rural Hack, presentando il percorso condiviso dalle due realtà e la sperimentazione dell’Empowerment Kit in Campania.
«La transizione tecnologica non va subita, va orientata. E per orientarla servono strumenti, competenze e reti», ha ricordato Paramie. Nella prospettiva FoodSystem 5.0 sviluppata dal nostro direttore scientifico, il professor Alex Giordano, le tecnologie vengono interrogate a partire dalle persone e dai territori che dovranno utilizzarle. La domanda «innovare per chi?» accompagna la valutazione dei benefici, dei costi e delle dipendenze che una soluzione può generare.

Il Kit di Empowerment per Giovani nei Sistemi Agroalimentari Italiani, sviluppato dal World Food Forum Italy Chapter, offre strumenti educativi e operativi su studio e carriere, finanza e imprenditorialità, leadership e alleanze, tecnologie e innovazione inclusiva, advocacy.
«L’empowerment delle giovani donne non è un capitolo a parte. È una dimensione trasversale e un obiettivo prioritario di tutto il percorso», ha sottolineato Paramie. Rafforzare questa capacità significa mettere le persone nelle condizioni di riconoscere gli ostacoli, valutare le opportunità e partecipare alla definizione delle scelte.
Rural Hack sta avviando in Campania laboratori con scuole superiori e università per sperimentare metodologie ed esercizi del Kit, adattarli ai contesti educativi e raccogliere riscontri. «Insieme al World Food Forum Italy Chapter vogliamo trasformare il Kit da strumento di conoscenza a strumento di attivazione», ha spiegato, chiedendo all’Assessorato di sostenerne la divulgazione.
Il contributo è stato molto apprezzato. Anche durante le pause e i momenti conviviali, numerose persone ci hanno contattato per approfondire la possibilità di avviare la sperimentazione, aprendo nuove occasioni di collaborazione.
Facilitatori nei territori per orientare la trasformazione digitale
Nel pomeriggio, Flavia Molisso, con il supporto della ricercatrice Alessia Ciccarelli, ha facilitato il tavolo 3, dedicato a intelligenza artificiale, trasformazione digitale e donne in agricoltura. Imprenditrici e vertici delle associazioni di rappresentanza di categoria hanno animato un confronto acceso e fertile, dal quale sono emerse indicazioni consegnate all’Assessorato.
La richiesta principale riguarda un rapporto più stretto e continuativo tra amministrazione e imprese, attraverso facilitatori della trasformazione digitale presenti nei territori. Figure capaci di comprendere le attività aziendali, accompagnare la scelta degli strumenti e adattare le competenze agli obiettivi concreti di chi produce.
Un investimento tecnologico richiede di capire quale problema affrontare, quali cambiamenti organizzativi introdurre e quali costi sostenere nel tempo. L’accompagnamento deve aiutare le aziende a compiere queste valutazioni, mantenendo al centro le esigenze produttive, le condizioni di lavoro e l’autonomia decisionale.

Il tavolo ha richiamato la necessità di sottrarre le scelte all’entusiasmo per la novità, valutando anche gli effetti che una soluzione può produrre su altri fronti. È stato discusso il tema della compattazione del suolo associata al passaggio di mezzi pesanti su pneumatici e l’interesse per piccoli mezzi radiocomandati, da sperimentare in funzione delle lavorazioni e delle condizioni aziendali, anche per ridurre l’esposizione delle persone ad alcune operazioni pericolose.
È emersa inoltre la proposta di sviluppare forme di co-farming e punti territoriali per l’accesso condiviso alle tecnologie. Per attrezzature utilizzate poche volte l’anno, la condivisione potrebbe distribuire i costi e rendere disponibili strumenti difficili da acquistare singolarmente. Servono accordi affidabili sulla gestione, sulla manutenzione e sui tempi di utilizzo, insieme alle competenze necessarie per farli funzionare.
Dalle proposte alla pratica dell’ascolto
Nel quadro complessivo dei sei tavoli, il comunicato regionale segnala proposte per rafforzare la rappresentanza femminile nel Tavolo verde, istituire un Osservatorio permanente sui fabbisogni delle imprenditrici e delle lavoratrici agricole e attivare un confronto tra i GAL campani sugli interventi di welfare.
La continuità di questo lavoro dipenderà dalla possibilità di riconoscere, nelle scelte future, il contributo delle persone coinvolte. È l’augurio che portiamo da Improsta. Che metodi partecipativi come quello adottato durante la giornata, e come quelli che sperimentiamo da oltre quindici anni nel percorso di ricerca-azione di Rural Hack, diventino sempre più una prassi delle istituzioni.

Il professor Alex Giordano, che ha seguito con attenzione sia la plenaria sia il tavolo 3, ha affidato all’Assessora Serluca e al team dell’Assessorato questa riflessione.
«Il bouquet di parole emerse nella tag cloud proiettata nel finale dell’evento restituisce pienamente il senso e l’importanza di un metodo nuovo per le istituzioni: quello dell’ascolto attivo. Un metodo che, se adottato con autenticità e non soltanto come dichiarazione d’intenti, sono convinto possa produrre risultati straordinari».
Ringraziamo l’Assessora Maria Carmela Serluca e tutto il team dell’Assessorato all’Agricoltura per averci coinvolto in questa entusiasmante e riuscitissima iniziativa, organizzata con abnegazione e passione. Ci auguriamo che l’ascolto e le relazioni costruite a Improsta continuino ad alimentare il lavoro comune nei territori.