
Secondo le informazioni raccolte da Emergency Event Database, l’anno 2022 ha visto l’Europa confrontarsi con un significativo numero di catastrofi naturali. In totale, sono stati registrati 43 eventi di questo tipo nel continente. Questi eventi non sono stati soltanto numerosi, ma anche particolarmente devastanti, tanto da rappresentare il 53% del totale dei decessi causati da disastri naturali a livello globale.
All’interno di questo contesto, l’Italia si è distinta per essere uno dei paesi più colpiti. Si è posizionata al terzo posto nella lista dei paesi europei per numero di eventi estremi registrati, superata solo da Germania e Polonia. Questo pone l’Italia in una situazione di particolare vulnerabilità rispetto agli eventi catastrofici, evidenziando l’importanza di strategie efficaci per la gestione delle emergenze e la mitigazione dei rischi.
Il paper “Emergenza clima – Tra siccità e alluvioni il clima ci presenta il conto”, pubblicato dal Centro Studi Divulga, fornisce un’analisi approfondita e chiara della situazione climatica attuale e delle sue implicazioni. Il documento mette in luce la crescente intensità degli eventi meteorologici estremi, segnalando come questi fenomeni siano sintomatici del cambiamento climatico in corso.
L’Organizzazione Meteorologica Mondiale ha rivelato come il 2022 si sia distinto come l’anno più caldo mai registrato, segnando un momento significativo nel contesto delle discussioni e delle preoccupazioni legate al cambiamento climatico e ai suoi effetti sul clima globale. Il grafico rappresenta le differenze di temperatura sulla superficie terrestre tra il 2022 e la media 1991-2020

Riflettendo su questi dati, il Segretario Generale delle Nazioni Unite ha affermato che siamo passati dall’era del riscaldamento globale a quella dell’ebollizione globale. Questa espressione incisiva sottolinea profonde preoccupazioni per il cambiamento climatico, che, secondo l’ONU, è ora chiaramente manifesto. Le parole del Segretario Generale trasmettono l’urgenza di intraprendere azioni ambiziose e decisive per arrestare il declino ambientale, sottolineando la necessità di un intervento globale rapido e incisivo per affrontare questa crisi in crescita.
L’Organizzazione Meteorologica Mondiale ha evidenziato che, nel corso degli ultimi 50 anni, gli eventi climatici estremi hanno causato quasi 12mila disastri naturali, inclusi 1.784 eventi in Europa. Il bilancio complessivo di queste catastrofi è stato di oltre 166 mila vittime, un numero che testimonia la drammatica portata degli impatti del cambiamento climatico sulla vita umana e sulla stabilità degli ecosistemi terrestri.
Secondo le informazioni provenienti dalla Banca Dati Europea, l’Italia si trova al terzo posto in Europa per quanto riguarda la frequenza di eventi climatici estremi. In particolare, dall’inizio dell’estate fino al mese di ottobre del 2023, l’Italia ha registrato una media di oltre 20 eventi estremi al giorno. Questa cifra evidenzia un’intensa attività meteorologica estrema nel paese, sottolineando la sua vulnerabilità a questi fenomeni e l’importanza di strategie di adattamento e prevenzione efficaci.
L’impatto della crisi climatica sull’agricoltura
Secondo un’analisi del Centro Studi Divulga, il settore agricolo è uno dei settori produttivi più impattati dai cambiamenti climatici. Queste variazioni climatiche stanno infatti causando problemi significativi nella produzione alimentare in diverse parti del mondo, soprattutto nelle aree dove l’irrigazione è essenziale per mantenere i livelli di umidità del suolo adeguati e prevenire lo stress delle colture.
In Italia, il ruolo dell’irrigazione nel settore agricolo è decisamente rilevante. Infatti, il 41% del valore aggiunto generato dall’agricoltura proviene da coltivazioni irrigue. Questo dato colloca il paese al terzo posto in Europa per dipendenza dall’irrigazione, dietro solo a Paesi Bassi con il 47,8% e Grecia con il 43,1%. Altri paesi europei con un significativo impiego dell’irrigazione includono il Portogallo (40%), la Spagna (29,1%), la Danimarca (16,3%) e la Francia (15,9%).
L’aumento degli eventi climatici avversi negli ultimi decenni ha portato a un maggiore ricorso all’irrigazione. I dati Istat del censimento generale dell’agricoltura mostrano che, in Italia, tra il 2010 e il 2020, le superfici agricole irrigate sono aumentate in media del 7%, con variazioni significative a seconda delle regioni. Questo trend riflette la crescente necessità di adattamento delle pratiche agricole ai cambiamenti del clima per garantire la continuità e la sostenibilità della produzione alimentare.

Le ricerche condotte dall’IPCC, l’ente delle Nazioni Unite dedicato alla valutazione dei cambiamenti climatici, hanno messo in luce come gli eventi climatici estremi siano un fattore che riduce la produttività agricola attraverso processi come la desertificazione e il degrado del suolo. Questi fenomeni non solo influenzano negativamente la produzione di cibo su terra, ma anche la produttività ittica risulta minacciata a causa del riscaldamento e dell’acidificazione dei mari e degli oceani.
Il cambiamento climatico è il risultato di una serie di fenomeni complessi che si intrecciano tra loro. Per affrontare e contrastare efficacemente questi cambiamenti, è richiesto un impegno costante e l’implementazione di strategie diversificate e integrate. Questo approccio multidimensionale è fondamentale per mitigare gli effetti dannosi del cambiamento climatico e per salvaguardare le risorse naturali del nostro pianeta.
Di fronte a questo scenario quali sono le pratiche agricole in grado di fronteggiare questi cambiamenti?
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