La qualità del pomodoro è questione di dignità, Goodland e NoCap passano all’azione!

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Ieri (25 febbraio) nella sala stampa di Montecitorio è stato presentato il primo prodotto di un progetto realizzato da Goodland insieme alla rete anti-caporalato NoCap.

Sul tavolo dei relatori Yvan Sagnet (il Presidente di NoCap) ha messo una lattina e una bottiglia di passata di pomodoro: il punto di arrivo e il punto di partenza di tutto il complicato sistema che gira intorno al foodsystem.

Quando di si parla di pomodoro, infatti, si parla di sicuro di uno dei prodotti più evocativi del Made in Italy. Ma si parla anche, come bene hanno detto i relatori presenti, del “paese che siamo e che potremmo essere”; “dell’agricoltura luogo delle disuguaglianze e luogo privilegiato del cambiamento”; del ruolo del consumatore che in realtà è un “cittadino che dovrebbe scegliere un indirizzo come soggetto attivo, per la costruzione della società”; di “agricoltura che produce sfruttamento e neoschiavismo”; di riforme in fase di approvazione e di leggi che esistono e che non vengono rispettate; degli interessi e del ruolo degli attori di una filiera lunga fatta da chi lavora, dagli agricoltori, da chi trasforma il prodotto, da chi lo distribuisce e infine da chi lo compra.

Per riprendere le parole di Lucio Cavazzoni (Presidente di Goodland e già presidente di Alce Nero):

In 20 anni il valore dei prodotti alimentari si è ridotto del 30% a favore dei servizi necessari alla loro distribuzione: fatto 100 il costo di un prodotto confezionato, oggi 70 sono spesi per raggiungere il consumatore. Nel restante 30 si conteggiano confezione, trasformazione industriale, magazzino, imposte, utili d’impresa ed infine la materia prima.

Sperequazione ovvero una totale mancanza di equità e di reciprocità, è alla base di questo modello e di tutte le sue implicazioni. Compreso il furto di vita e vitalità perpetrato verso molti e verso il nostro pianeta. Nella strategia agro-ecologica l’uomo partecipa, è anello insostituibile fra la terra, gli animali allevati, il cibo che produce e l’ecosistema che gli è affidato per preservarlo nella biodiversità. Che a sua volta è strategia del vivente. La terra, il cibo, il sostegno a una pratica di pluralità e paesaggio, che significa bellezza, non è cosa solo dei contadini e meno che meno dei moderni proprietari di tutto: è condizione indispensabile per la vita e la libertà di tutti.”

Il messaggio è chiaro: essere solo dei “consumatori”, cioè tecnicamente quelli che consumano –magari anche in modo critico- è troppo riduttivo. “C’è necessità di azione aggregante e collettiva, concreta e contraria a questo disequilibrio, riparatrice e ricostruttrice di un modello basato sulle persone e sul loro diritto a vivere una vita degna, sull’abitare luoghi salubri e belli, sul riappropriarsi di senso e di passione, sull’azione che migliora il mondo in cui è compreso il nostro pianeta.”

Il lavoro che sta facendo NoCap è prima di tutto quello di ridare dignità alle persone, non solamente attraverso un’azione di denuncia ma con una logica propositiva che mette insieme tutti gli attori della filiera, dal produttore al consumatore finale passando dalle istituzioni. E’ un lavoro di relazione con le persone sfruttate che lavorano nei campi; è un’azione di coinvolgimento diretto degli agricoltori che hanno una visione rispettosa della natura, delle persone e dei prodotti che realizzano; è un’interlocuzione continua con le istituzioni nazionali e locali; è la chiamata dei distributori più sensibili alla qualità di ciò che vendono e meno ad un arricchimento spregiudicato (che ovviamente si fa sul prezzo).

Siamo di fronte alla necessità di un cambiamento radicale che, dati gli interessi in gioco –all’interno di un sistema internazionale – non è affatto scontato. Sappiamo che le grandi aziende del settore agroalimentare (note e ampiamente fornite di certificazioni e marchi di qualità) sono concentrate non sul cibo ma sul business con una serie di perversioni che ricadono, in modo sempre più evidente, sull’ambiente e sulle persone (fame e obesità in aumento sono i due fenomeni più evidenti).

La chiamata di Goodland e di NoCap è chiara e tocca ad ognuno di noi decidere da che parte stare. E il potere che abbiamo è molto più grande di quello che pensiamo di avere. Ci esortano a questo due libri che, senza di certo saperlo (data la distanza dei due autori), arrivano alla stessa conclusione:

In pratica nulla può essere fatto senza il nostro consenso.. o senza la nostra passività. Nulla può essere fatto contro la nostra volontà. Occorre semplicemente volerlo. ” (J. Bové, G. Luneau, L’alimentazione in ostaggio, EMI, 2016).

Ricordatevi delle parole di Ippocrate e di Linus Pauling: il cibo deve essere la vostra medicina, non il vostro veleno. Avete un potere più grande di quanto immaginiate. Agli industriale e agli ipermercati sono i vostri soldi che interessano: dateli a chi fa prodotti di qualità e vi verrà offerta più qualità”. (C. Brusset, Siete pazzi a mangiarlo!, Pickwick, 2015)