Risonanze: RuralHack e tanti amici parlano di comunità, sostenibilità e trasformazione

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Siamo stati la prima volta a Palazzo Guerrieri a fine agosto del 2018 invitati da Roberto Covolo allora assessore al Comune di Brindisi. Fu un momento forte perché quel giorno Roberto organizzò un sopralluogo a questo spazio-simbolo invitando la cittadinanza e  soprattutto i giovani già attivi sul territorio con cantieri di innovazione, micro-fablab, piccoli e grandi progetti, idee e visioni per il futuro.

Il rifacimento del Palazzo era stato finanziato e completato e all’interno c’erano sedie, tavoli e attrezzature digitali (stampanti 3D, computer, ecc…) ma tutto era accatastato e (ancora) in disuso.

Perché? Perché, come spesso succede, l’amministrazione fino a lì si era preoccupata di ridare una forma a quel contenitore ma non aveva ancora preso decisioni riguardo alla sua nuova vita cioè alle funzioni e alle attività che in quel luogo si sarebbero potute realizzare.

Facemmo il sopralluogo, con l’aiuto di alcuni messi comunali, catalogammo tutto quello che c’era e quello fu il momento nel quale, con una grande assemblea, si decise quali potessero essere le funzioni e le modalità di utilizzo di quegli spazi. Raccontai alle persone presenti delle attività di Societing4.0 e soprattutto dei progetti RuralHub e RuralHack per presentare idee e soluzioni possibili per dar vita a un posto interessante e cool, volevo dar loro fiducia per dimostrare che anche al Sud è possibile aprire delle palestre di innovazione.

D’altra parte tutti loro erano già lì per quello!

E la buona notizia è che lo sapevano già 😉

Brindisi Report

Oggi che Roberto non è più assessore, Palazzo Guerrieri, così come tanti semi che Roberto lascia sul suo percorso, continua a germogliare. Uno dei suoi frutti è RISONANZE, un progetto nato dalla collaborazione di Palazzo Guerrieri, Medaarch e Knowledge for Business per l’attivazione di una comunità di apprendimento diffusa, utile a condividere e diffondere strumenti per migliorare quello che ci sta intorno, per mettere in pratica e non solo per teorizzare una nuova economia e una nuova società.

Tra Dicembre 2020 e Marzo 2021 sono stati organizzati ben 8 cicli di incontri di formazione su turismo esperienziale, nuovi centri culturali, come costruire comunità, sul welfare generativo, la rigenerazione di luoghi, imparare a progettare, sulla raccolta fondi e alla fine hanno chiesto il nostro supporto per un ciclo dedicato all’Agricoltura Sostenibile.

Come dire di no? Malgrado ormai il quadro sia palese c’è ancora qualcuno che storce il naso quando si accostano agricoltura e innovazione. Lo stesso concetto di Agritech è vissuto ancora in maniera molto sbilanciata sul Tech rispetto all’Agri: è ancora vissuta molto dal punto di vista delle tecnologie e poco da quello dell’agricoltura, soprattutto dell’agricoltura sostenibile.

L’Italia è un Paese che ha tanti piccoli agricoltori e molti di questi sono dei veri innovatori: hanno idee, sanno risolvere in maniera laterale problemi, sono capaci di fare squadra, gestiscono una grande complessità e devono mettere in campo (di detto e di fatto) tante conoscenze di tipo diverso!

L’Italia è un Paese dalle molte agricolture date le caratteristiche del nostro territorio che è molto variegato e che ha poche porzioni pianeggianti e ampie, tali da consentire un’agricoltura estensiva e la diffusione di monoculture, come accade invece in altre parti del mondo. Inoltre il nostro è un territorio che va dal mare, alla collina fino alla montagna, consentendo la coltivazione di tante e differenti tipologie di prodotti con stagionalità diverse. La conformazioni geofisica ha, in qualche modo, favorito il mantenimento della biodiversità. Naturale ed umana. E questo discusso moto al quale assistiamo -noi, molti giornalisti e anche qualche archistar-  negli ultimi anni verso un ritorno alla terra da parte dei giovani, presenta una biodiversità di approcci e di soluzioni innovative per risolvere piccoli e grandi problemi, personali e di comunità. Che patrimonio!

Secondo i dati di Coldiretti l’Italia è la nazione europea con più giovani agricoltori (in relazione al numero di aziende agricole) e con numeri importanti di agricoltori di prima generazione. Ma al di là della poetica della paesanità e del fascino della vita contadina la domanda da porsi è: queste agricolture sono sostenibili?

Per questo abbiamo deciso di aggiungere un punto interrogativo al titolo di questo ciclo di incontri. Non abbiamo la risposta ma abbiamo tanti dubbi da condividere con una serie di amici che in molti casi se li sono posti prima di noi e spesso hanno trovato delle soluzioni ad alcuni problemi diffusi.

Ad esempio proprio la caratteristica distintiva, dal punto di vista ambientale e socio-culturale, ha un elemento critico: la disponibilità di terra. Ai piccoli agricoltori servono le terre da coltivare e questo interroga da una parte il sistema del credito e dall’altra le istituzioni locali che hanno la possibilità di mettere a disposizione terre incolte e abbandonate. Di questo vorremmo parlare con Simona Elmo, coordinatrice del Progetto Anci-IFEL SibaTer, che supporta i Comuni nel recupero e nella valorizzazione delle terre abbandonate.

C’è un altro punto interessante da dibattere sul tema “agricoltura sostenibile” cioè il ruolo dell’innovazione, sia tecnologica che sociale. Stiamo assistendo alla diffusione di forme nuove di condivisione del valore e delle risorse, specie nelle aree rurali che afferiscono alle cosiddette aree interne, anche attraverso forme innovative come le cooperative di comunità: progetti di comunità che si fondano sull’idea di condividere le attività, le risorse e i guadagni, verso il bene delle comunità di appartenenza. Chiederemo a Paolo Scaramuccia di spiegare come queste forme nuove di collaborazione sui territori sono un dispositivo che favorisce maggiore sostenibilità a progetti nuovi e che impatto stanno avendo sulle comunità di riferimento.

Stiamo assistendo anche alla diffusione delle tecnologie, non solo da parte delle  aziende più grandi ma anche da parte delle piccole aziende agricole: sia per la produzione che per la vendita. Eppure siamo ancora di fronte ad un tema enorme che riguarda la sostenibilità delle produzioni agricole cioè le persone e la dignità dei lavoratori. Ne parleremo con Lucio Cavazzoni che con Good Land rilancia il tema della qualità dei prodotti e della filiera pulita.

Infine con Antonio Briscione rifletteremo dei processi di innovazione che possono essere introdotti per i piccoli e piccolissimi agricoltori da attori istituzionali come un Ente Parco.

Agricoltura sostenibile dal punto di vista ambientale, dunque, oltre che dal punto di vista sociale ed economico. Di questo parleremo nel corso dell’evento e su questo orienteremo 2 focus tematici con amici e compagni di viaggio con i quali abbiamo condiviso pezzi di strada o anche solo bei confronti in questi anni di lavoro “sul campo”.

Il 17 marzo, sulla pagina Facebook di Palazzo Guerrieri alle ore 17.30, con tutti loro e con me ci saranno Amleto Picerno Ceraso che farà gli onori di casa e con il quale, non ci crederete, fin da bambini amavamo giocare con le cose del futuro ed Annalisa Gramigna della Fondazione Ifel-Anci che da anni si occupa di innovazione sociale sui territori.

Per i focus tematici abbiamo invitato i protagonisti della new wave dell’agricoltura innovativa sostenibile per andare oltre la retorica e per raccontare ai giovani i loro progetti partendo dai problemi che hanno dovuto affrontare e definendo quali sono alcune linee operative utili ad evitare i classici errori comuni a chi vuole iniziare un’impresa agricola sostenibile.

Giovedì 25 marzo ci saranno Marco Notarnicola di XFARM, Michele Sica del Monte Frumentario, Andrea Perini del Madre Project (e tante altre cose) , Giacomo Lepri della Cooperativa Coraggio.

Martedì 30 marzo invece apriremo con la cara Angela Lobascio di TerraDiva, Francesco Lillo di Cardus, e con la scienziata Giorgia Pontetti di Ferrari Farm.

 

Tutti gli incontri si terranno in diretta Zoom, dalle ore 17:30 alle 19.00.

Gli incontri sono ad accesso libero, previa registrazione su Evenbrite.

 

Alex Giordano

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Pioniere della cultura digitale e antropologo dell'innovazione, esperto di social innovation, sharing economy e di innovazione sociale e tecnologica applicata a food e agricoltura. E’ stato il fondatore di Ninjamarketing.it e digital strategist consultant per diverse aziende italiane. Membro dello IADAS (Accademia Internazionale di Arti e Scienze Digitali) di New York. Docente di Social Innovation e Società delle Reti presso lo IULM di Milano e di Marketing, Comunicazione e Pubblicità presso il dipartimento di Scienze Sociali l'Università Federico II° di Napoli, è esperto di service design e design thinking applicato all'attivazione delle comunità locali. È il fondatore e co-direttore del Centro Studi Etnografia Digitale dove da sempre si occupa di Netnografia importando metodologie di estrazione antropologiche nello studio dei social data e dei big data. È animatore del gruppo di ricerca sul Societing con Adam Ardvisson con il quale organizza da diversi anni una summer school sui temi del cambiamento sociale, della social innovation, del platform cooperativism e della sharing economy. Attualmente conduce il programma di ricerca Rural Hack che lavora sull’open hardware ed approcci "Do It Yourself" per l’agricoltura di precisione e su approcci innovativi alle strategie di sviluppo locale destinate ai territori rurali, alle aree interne ed alle comunità locali.