Agritech: i Big data una nuova frontiera per l’agricoltura

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L’agritech e l’accesso ai big data stanno oggi cambiando radicalmente il modo in cui le organizzazioni gestiscono ed elaborano strategie aziendali. Avere a disposizione una serie di informazioni, precise ed affidabili, consente infatti di valutare la realtà in un modo diverso e di operare con una maggior efficacia operativa, minori costi e maggior possibilità di prevedere scenari futuri: in modo data-driven.

Nonostante la grande opportunità offerta dalle tecnologie di avere dati precisi e in tempo reale, tuttavia, sembrerebbe esserci ancora qualcosa a minarne la diffusione tra le piccole e medie imprese agricole italiane.

Cosa sono i Big data?

Con il termine Big Data, in particolare, si fa riferimento a dati informatici – di varia natura – generati da oggetti intelligenti (connessi in rete), sensori, utenti e internet. I Big Data sono una delle tecnologie abilitanti del paradigma Industria 4.0 e, oggi, rappresentano un valore aggiunto per quelle imprese che ne hanno accesso, in quanto offrono una base oggettiva per prendere decisioni – presenti e future – puntuali ed efficaci. Già all’inizio degli anni 2000, l’analista Doug Laney evidenziò quali principali caratteristiche dei Big Data il volume (ossia la loro grande quantità), la velocità (la rapidità con i quali essi vengono generati) e la varietà (diversità delle sorgenti). Oggi sembrerebbe essersene aggiunta una quarta: la veridicità che fa riferimento alla qualità dei dati, ossia alla loro correttezza ed attendibilità.

Bisogna sottolineare che il reale vantaggio dei dati non è nella loro quantità: i dati valgono poco se non sono in forma utilizzabile. Affinché possano essere una risorsa preziosa per l’imprenditore e per l’azienda, non basta infatti che siano memorizzati, ma devono essere analizzati ed elaborati in modo efficace, per essere tradotti in informazioni di vero valore.

Big data - Rural hackLe aziende data-driven sono dunque quelle che considerano la gestione dei dati (data management) come un pilastro strategico importante del business aziendale. Essere data-driven significa farsi guidare dai numeri, avere un approccio basato sui dati al fine di prendere decisioni basate su fatti oggettivi e non su sensazioni personali. La trasformazione in data-driven company non può tuttavia avvenire con la sola adozione di una soluzione orientata all’agritech, ma necessita di un cambiamento che sia in grado di portare la “cultura del dato” a tutti i livelli aziendali. Oggi i CEO e i manager hanno bisogno di informazioni che li aiutino a capire cosa riserva loro il futuro. In un mondo così veloce, non basta rivolgere l’attenzione al passato, all’analisi di metriche e parole chiave basate su serie storiche: avere a disposizione dati corretti, “freschi” e rilevati con frequenza è fondamentale per individuare problemi tecnici o eventi critici, in tutti i campi.

Formazione per le soluzioni orientate all’agritech

La digitalizzazione dei processi agricoli e l’analisi dei Big Data offrono dunque l’opportunità di ridurre i costi aziendali nel settore agroalimentare, oltre a migliorare la qualità dei prodotti e offrire possibilità di piena tracciabilità. Tuttavia, per trasformare tali opportunità in realtà c’è bisogno di investire in formazione.

Dati - Rural HackLe soluzioni digitali che monitorano e operano nell’ambiente producono costantemente una enorme quantità di dati, che talvolta sembrerebbe restare ancora inutilizzata. Affinché si possano sfruttare i grandi vantaggi offerti dall’agricoltura 4.0, bisogna formare all’utilizzo delle tecnologie 4.0 e a leggere i dati, per integrarli in una strategia operativa. Nonostante la disponibilità delle soluzioni tecnologiche, infatti, l’agricoltura 4.0 sembrerebbe essere ancora poco diffusa nel tessuto agricolo italiano, a causa degli elevati costi di gestione e dei limiti di accesso alla tecnologia. Una soluzione per colmare questa lacuna potrebbe sicuramente essere la collaborazione tra il mondo agricolo e il mondo della ricerca universitaria, al fine di strutturare solidi network che favoriscano lo scambio di conoscenze e promuovano realmente la diffusione dell’innovazione.