Il 14 aprile scorso, durante la fiera del Vinitaly, FISAR ha tenuto un wine talk intitolato “Il futuro del vino secondo Scienza“. Durante questo evento, il Prof. Attilio Scienza, Presidente del Comitato nazionale vini Dop e Igp del MASAF, ha affrontato un argomento di grande attualità: il cambiamento climatico in viticoltura.

Fonte: GIAN PAOLO SERNA STAZIONE.CLUB
Secondo il Professore Attilio Scienza, il cambiamento climatico, pur essendo motivo di preoccupazione e tema attuale, non è una novità.
« Già nel passato, come evidenziato da uno storico del primo Novecento, il lavoro del viticoltore è stato una specie di lotta contro il cambiamento climatico » – spiega il Professore – « un fenomeno che ha sempre costellato la nostra civiltà occidentale ed è per questo che si parla di ciclicità dove ogni volta si è dovuto ripartire da zero ».
Attilio Scienza sottolinea che, sebbene si discuta molto delle radiazioni e dell’aumento della temperatura, c’è un aspetto ancora più allarmante da considerare: la crescente scarsità d’acqua. Non bisogna irrigare i vigneti a discapito di altri usi dell’acqua e bisogna rivedere il modo in cui pratichiamo la viticoltura. Si parla di una “Arido-viticultura“, dove si adottano accorgimenti per produrre uva con la metà dell’acqua, mantenendo al contempo la produttività.
Quindi, cosa possono fare le aziende per affrontare le sfide future?
A questa domanda, il Professore risponde spiegando che il cambiamento climatico non avviene velocemente, ma è graduale e richiede adattamenti nel lungo termine. Non si risolve nulla con la paura ed è fondamentale avere fiducia e adottare azioni concrete.
Inoltre, la vocazione dei francesi e californiani non è compatibile con i cambiamenti climatici, la nostra nazione si ma abbiamo dimenticato il valore della parola vocazione che deriva da vocatio che significa chiamata, una sorta di corrispondenza.
Nei vigneti questa vocazione ha due caratteristiche: una strutturale caratterizzata da quattro fondamentali opzioni (mito, condizioni pedoclimatiche, cultura del viticoltore, storia) poi c’è quella ontologica che fa riferimento all’azione dell’uomo che opera sulla natura e la trasforma in un vigneto.
Negli ultimi anni, abbiamo agito senza tenere conto di questi due aspetti, piantando vigneti ovunque per ottenere uva a costi più bassi per poi abbandonare le zone dove la viticoltura è più difficile.
La soluzione non è eliminare i vigneti, bensì spostarli dalle aree prive di una vocazione di qualità, dove non c’è legame con la storia e il turismo.
A cura di Fabiana Mango