
Il 20 giugno 2023 il Societing Lab, in collaborazione con PIDMed (Punto impresa digitale Mediterraneo), ha ospitato l’evento Vino 4.0, condotto in presenza e online con un live webinar.
Vino 4.0 ha fatto incontrare il mondo della ricerca agritech, rappresentato da due progetti di successo, GREASE e Vintes, con i diversi attori della filiera vitivinicola italiana per mostrare come anche le piccole e piccolissime aziende possono risolvere i problemi attuali della produzione vitivinicola italiana, investendo in tecnologia e innovazione.
Alex Giordano, professore dell’Università di Napoli Federico II e direttore scientifico del Societing Lab, ha aperto l’evento ricordando come le tecnologie vadano sviluppate per servire le nostre esigenze e non il contrario, e come compito del decisore pubblico sia quindi, soprattutto in un momento di cambiamento come quello che stiamo vivendo, favorire ricerche operative.
Giordano ha presentato la realtà di PIDMed, che rientra nel Piano di transizione 4.0, voluto dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy, che insieme al CeSMA (Centro di Servizi Metrologici Avanzati della Federico II), rappresenta uno dei fiori all’occhiello del Polo tecnologico di San Giovanni a Teduccio e ha come obiettivo fare da ponte tra mondo della ricerca e mondo delle imprese.
Il vino traina la DOP economy italiana

Perché dedicare un evento proprio al vino e alle tecnologie 4.0? Qualche dato ci aiuta a capirlo.
Il settore del vino è stato tra i primi a dotarsi di tecnologie avanzate e ad oggi traina la cosiddetta DOP economy italiana: nel 2021 il fatturato era di 11,16 miliardi di euro, con 6,29 miliardi provenienti dall’export, per una crescita del +13,0% in un anno; i vini DOP e IGP italiani sono 426, con oltre 113 mila operatori coinvolti.
Negli ultimi anni le aziende hanno visto aumentare del 31% gli investimenti nelle tecnologie, in particolare i sistemi di monitoraggio da remoto, per coltivazioni, terreni e infrastrutture, sono cresciuti del 15% .
Questi dati dimostrano non solo il livello di salute del settore, ma anche che cresce sempre di più la consapevolezza di chi opera nel settore vitivinicolo di essere imprenditore ma anche agente territoriale, con un ruolo importante nel welfare delle realtà locali.
Resta però il problema del digital divide, il divario tra le cantine che stanno dando vita a progetti di digitalizzazione dei processi e chi invece (ad oggi la maggioranza) è ancora lontano da queste logiche di produzione e vendita.
I Gruppi Operativi del Pei, ovvero come avvicinare i viticoltori all’innovazione tecnologica
A questo proposito Giordano ha intervistato Nicola Fontana della Regione Campania, per capire come le istituzioni a livello comunitario e locale si impegnano per garantire la diffusione e il trasferimento delle innovazioni.
Fontana ha illustrato quindi il ruolo dei GO, i Gruppi operativi del PEI, il Partenariato Europeo per l’Innovazione in materia di produttività e sostenibilità dell’ agricoltura, che oggi si muovono in particolare su due grandi temi: l’adattamento ai cambiamenti climatici e l’innovazione nella gestione della filiera.
I GO, costituiti da diversi partner uniti a formare un’associazione temporanea per l’impresa, portano avanti progetti di disseminazione dei risultati secondo una strategia bottom up, sotto la guida di un soggetto capofila e di un responsabile tecnico-scientifico.
In Italia, al PEI sono stati assegnati 312 milioni di euro: a giugno 2021 i GO in Italia erano ben 638, con 182 milioni di euro assegnati.
Un’occasione unica per piccole e medie imprese, che hanno la possibilità, nei processi di innovazione, di essere finanziate da fondi regionali e guidate secondo un metodo tecnico-scientifico.
Il progetto GREASE per un Greco sostenibile

Il professor Giordano ha poi intervistato Veronica De Micco e Arturo Erbaggio, referenti del progetto GREASE, un esempio virtuoso di cooperazione tra ricerca accademica ad ampio raggio e aziende vitivinicole, che nasce per dare vita a modelli sostenibili di coltivazione del vitigno Greco.
La dottoressa De Micco ha evidenziato come il progetto risponda a diverse esigenze. Il contesto generale dei cambiamenti climatici in corso porta con sé la variazione nella distribuzione delle piogge e l’esigenza di salvaguardare le risorse idriche; il contesto locale vede invece il problema della bassa redditività delle aree coltivate a Greco.
La strategia di risposta a tali problemi di basa su un approccio definito da De Micco “multi”: multidisciplinare, multitemporale e multispaziale.
GREASE analizza, cioè, le interrelazioni tra suolo, pianta e atmosfera, fino ad arrivare al vino.
Uno strumento importante è l’analisi della storia idro fisiologica della pianta, secondo tecniche consolidate nel mondo forestale ma ancora poco utilizzate in viticoltura, come il taglio orientato della pianta nel corso della potatura.
Erbaggio ha poi spiegato perché per le aziende locali è importante aderire al progetto.
La Campania rappresenta, infatti, soltanto il 3% della produzione nazionale di vino, ma ha dalla sua parte l’unicità dei vitigni autoctoni, che portano una tipicità sempre più ricercata e apprezzata dal mercato vitivinicolo.
Tutto ciò a patto che la narrativa della tipicità includa anche la formazione del consumatore, che deve essere sempre più preparato e consapevole.
In un mondo dove la diversità è sempre più preziosa, il vino diventa un nobile mezzo per raccontarla e per valorizzare le aree interne della Campania.
Il progetto Vintes, tecnologia e innovazione per i vini del Sannio

Il progetto Vintes (Viticoltura, Innovazione e Tecnologia per i Vini del Sannio) è stato presentato da Paolo Storchi, ricercatore del CREA (Consiglio per la ricerca in agricoltura e l’analisi dell’economia agraria) e Valentino Salvatore, amministratore delegato di Agrodigit, startup innovativa per la diffusione delle tecnologie nelle aziende agricole italiane.
Il progetto ha come finalità lo sviluppo e la diffusione dei sistemi di viticoltura di precisione nel territorio sannitico, ovvero la provincia di Benevento.
Salvatore ha spiegato come la conoscenza di questo territorio, caratterizzata da tanti piccoli vitigni di proprietà, sia stata fondamentale per l’avvio del progetto Vintes.
Il Sannio è infatti una zona che da sola copre circa il 40% della produzione vinicola campana, ma che è caratterizzata da piccoli produttori, che hanno bisogno di tecnologie abbordabili nell’utilizzo e nel costo.
Vintes ha infatti messo a punto un pacchetto hardware/software a basso costo per immagazzinare ed elaborare dati di qualità, visualizzare e navigare le mappe dei campi da un semplice smartphone, anche in assenza di connessione internet, come è comune nei campi.
Il pacchetto è basato sull’analisi e gestione delle variabili: microclima/sviluppo e gestione patogeni, composizione fisico-chimica suoli, vigore e sviluppo parete vegetale.
Vintes, come ha fatto notare Giordano, è un progetto che mira a rendere i dati intelligibili e utili a tutti i tipi di agricoltori; si rivolge dunque anche alle aziende piccole e piccolissime, spesso non meccanizzate, che sono però il cuore dell’agricoltura dell’Italia meridionale.
Conoscere i vini 4.0: il ruolo dei sommelier

Per concludere il webinar Giordano ha conversato con Iolanda Busillo, agricoltrice e agronoma dell’ODAF Salerno, e Tommaso Luongo, presidente dell’AIS Campania (Associazione italiana sommelier).
Luongo ha posto l’accento sul fatto che progetti come GREASE e Vintes, che lavorano sui processi di coltivazione e trasformazione dell’uva, abbiano una ricaduta anche sulle proprietà organolettiche del vino.
Ciò mostra quanto sia importante per i sommelier conoscere e interagire con tali progetti: se esiste un vino 4.0, c’è bisogno anche di un sommelier 4.0!
La giornata si è conclusa con una bellissima degustazione condotta dallo stesso Luongo.
Tutti i presenti hanno scoperto e assaggiato sei vini, frutto dei progetti illustrati, per toccare con mano, e giudicare con gusto, come l’innovazione tecnologica valorizza la viticoltura italiana in generale, e quella campana in particolare.
