Restare o scappare? Sono questi i dilemmi che più attanagliano la generazione Z, spesso costretta a lasciare la propria città per realizzare i propri obiettivi o semplicemente per sognare più in grande. Eppure, c’è chi sceglie di restare. Nonostante tutto. È questo il focus del sesto volume di “Geografie Meridiane”, il ciclo di inchieste di Vita dedicato alla Campania, che sarà presentato oggi a Napoli presso la Chiesa di S.M.M ai Cristallini (Rione Sanità) nel corso dell’evento “Campania, il sociale Next-Gen”.

L’incontro sarà momento di confronto tra chi sta contribuendo al rilancio del territorio, con la partecipazione di sette esperienze sociali emblematiche. La Campania è la prima regione del Sud Italia, nonché la terza regione più popolata e la più giovane del Paese, con un’età media di circa 43 anni contro l’età media italiana di circa 46 anni. Qui il 20,5% della popolazione ha tra gli 0 e i 14 anni, il 65,7% tra i 15 e i 64 anni e solo il 13,8% ha più di 65 anni. Eppure, dal 2002 al 2022 ha perso 360mila giovani per motivi di studio o di lavoro.
«Da 30 anni assistiamo a un degrado – ha dichiarato Adriano Giannola all’interno del volume, presidente dell’Associazione per lo sviluppo dell’industria del Mezzogiorno (Svimez) e della Fondazione di Comunità Centro Storico di Napoli – E se i giovani continuano a partire sarà inevitabile la perdita di tutto il capitale umano: insomma, invece di crescere ci disperdiamo. Se chiedete ai benestanti della Campania, dove sono o dove lavorano i loro figli o, ancora, dove studiano, ne avrete indietro quasi sempre la stessa risposta: università del Nord Italia o all’estero. Ci rendiamo conto che questo è un segnale tremendo? Anche perché chi parte, pur essendo incredibilmente legato alla sua terra non torna. E questa è una contraddizione vivente».
Ma vediamo più nel dettaglio in cosa consiste “Geografie pomeridiane”
“Geografie Meridiane” e “Vita a sud”
“Geografie Meridiane” nasce nel 2022 come ala di un progetto editoriale ancora più grande, “Vita a sud”, dedicato all’innovazione sociale delle sei regioni del Mezzogiorno d’Italia (Sardegna, Sicilia, Campania, Puglia, Basilicata e Calabria). “Geografie Meridiane” intende esaminare lo stato di salute del welfare e dare visibilità a quelle realtà che stanno apportando un cambiamento sociale in ognuna di queste regioni. I risultati ottenuti da regioni come Campania e Puglia, solo per citarne alcune, non riescono ad essere apprezzati a causa del loro essere storicamente – e continuamente – vittime di stereotipi e pregiudizi.
Vita, con “Vita a sud” prima e “Geografie Meridiane” poi, intende dare nuova luce al meridione, quella che si merita, scalfendo la concezione secondo cui è un problema nazionale. Il Sud può essere considerato un vero e proprio laboratorio di sperimentazione economica e sociale in un contesto più favorevole al cambiamento rispetto al Nord.
Il ruolo del Terzo settore
In questo contesto il Terzo settore ricopre un ruolo cruciale. Istituito con la legge delega n. 106 del 2017, il Terzo settore ingloba tutti quegli enti privati costituiti con finalità civile, solidaristiche e di utilità sociale che, in modo volontario o mutuale, promuovono e realizzano attività d’interesse generale. Il book si apre proprio con un excursus sul Terzo settore che, in base agli ultimi dati (settembre 2023), solo in Campania conta 8.685 enti – in particolare nell’area metropolitana di Napoli. «Le associazioni, le cooperative sociali e di comunità, le fondazioni sono tra i soggetti che per primi riescono a dare risposta a nuovi bisogni di un mutato scenario – si legge nella prefazione del nuovo Presidente della Fondazione Con il Sud, Stefano Consiglio – Ciò avviene perché operando a più diretto contatto con la comunità sono in grado di cogliere con maggiore velocità i mutati fabbisogni e di costruire servizi in grado di rispondere a tali nuove esigenze».

In Campania gli enti del Terzo settore (o ETS) hanno trasformato beni confiscati e/o abbandonati in luoghi di servizio per la comunità e di produzione e lavoro. Tutto ciò è stato possibile solo grazie al dialogo costante tra gli enti del Terzo settore e tra enti del Terzo settore e Istituzioni come la Pubblica Amministrazione, gli Enti ecclesiastici proprietari dei beni culturali in questione, i Comuni, l’Agenzia nazionale dei beni confiscati e così via.
Tra “questione meridionale” e “questione giovanile”
È qui che subentrano i giovani, molto più propensi a collaborare e a favorire lo sviluppo della propria comunità rispetto alle vecchie generazioni. Uno dei loro pregi è anche la proattività, grazie agli stimoli derivanti da esperienze lavorative e formative acquisite in altri contesti territoriali (italiani o internazionali). Elementi esclusi da una cassa di risonanza dove rimbombano solo le lamentele improduttive di chi resta immobile. Tutto questo costituisce il primo capitolo, “Un capitale umano da far fiorire”. Il titolo del primo paragrafo, “Non far scappare i giovani per guadagnarsi il futuro”, riassume in poche parole il sentimento del tempo dell’attuale contesto socioeconomico del Sud. Ma c’è anche chi non può né scappare né restare in maniera dignitosa (o quantomeno per scelta). O semplicemente non riesce

Ad aprire il capitolo è la storia di Maria, la quarta di cinque figli e la prima femmina dopo tre figli maschi, costretta a rinunciare a studiare al liceo classico e a iscriversi all’università. Maria è la vittima e il riflesso di un sistema che non riesce a fornire un supporto sociale – soprattutto alle famiglie con maggiori difficoltà – coerente con la crescita personale e professionale. Oggi Maria ha 17 anni, ha lasciato la scuola e lavora a nero in un supermercato per 300 euro al mese. «In Italia si disinveste in scuola ed educazione – ha spiegato Andrea Morniroli, della cooperativa sociale Dedalus, che lavora nel quartiere San Lorenzo di Napoli – Solo che in Campania, essendo la regione più giovane d’Italia, si sente di più. Qui intanto aumentano il disagio giovanile e anche il lavoro minorile: molte famiglie sono schiacciate dalle crisi che hanno seguito la pandemia, e che hanno acutizzato e reso più densa la povertà che già esisteva, e quindi se hanno un figlio lo mandano a lavorare al supermercato o al bar perché quelle 300 euro in nero guadagnate ogni mese diventano un tassello nel puzzle della loro economia familiare».
I dati della fuga di cervelli in Campania
Le ultime statistiche, risalenti al 2022, ci dicono che tra il 2002 e il 2022 il 24,3% dei giovani ha lasciato la regione per motivi di studio o lavoro. Nella fascia di età tra i 25-34 anni solo il 46,6% dei ragazzi e delle ragazze ha un’occupazione contro il 68.1% della media italiana. E nel 2023 il tasso di occupazione femminile generale si è fermato al 31,1%.
«La Campania è tra le regioni in cui è molto diffuso il fenomeno dei Neet (Not in Education, Employment or Training) – ha scritto il nostro direttore scientifico, Alex Giordano, all’interno del volume – è alta la percentuale di giovani 18-24 che abbandona prematuramente la scuola anche se, contemporaneamente sono in aumento gli iscritti all’università ma, completati gli studi, molti laureati se ne vanno alla ricerca di maggiore soddisfazione economica nelle Regioni del nord o in altri Paesi europei. Altro che “fuga” di cervelli: questa è proprio una cacciata!!!».

A scappare è proprio chi, in possesso di elevate competenze, sceglie di ampliare il proprio orizzonte di possibilità. Dal 2002 al 2020 quasi 2,5 milioni di persone hanno lasciato il Meridione e oltre la metà sono giovani tra i 15 e i 34 anni, per un quinto di laureati. Tra il 2001 e il 2021 la quota di emigrati meridionali con elevate competenze (in possesso di laurea o titolo di studio superiore) si è più che triplicata, da circa il 9% a oltre il 34%. Alla base della “fuga di cervelli campani” c’è anche un problema culturale, perché “restare” viene vissuto come una sconfitta anche quando forse, scavando più a fondo, una possibilità c’è. E lo pensa anche Alex Giordano, che nel terzo capitolo ha parlato di Agrifood come occasione di valorizzazione del territorio e innovazione sociale (ne parleremo a breve): «Le occasioni sono tante e il sistema del cibo può rappresentare, in Campania, un’occasione grande per ragazze e ragazzi, se inquadrate in un’ottica che abbiamo definito Foodsystem 5.0 dove il foodsystem sfrutta le transizioni per creare e redistribuire valore per la società, le persone, l’ambiente e per i territori. Abbiamo un sistema di imprese agroalimentari che (tra le altre cose) aspetta nuove figure professionali ibride di giovani che sappiano “addomesticare” tutto il meglio della ricerca scientifica e tecnologica agli scopi delle nostre comunità, in armonia con le esigenze del Pianeta».
Chi resta? L’occasione dell’Agrifood
La grinta dei giovani ormai stanchi della storica disparità tra Nord e Sud, combinata con la coesione sociale, sta favorendo una grande innovazione socioeconomica. È emblematica la storia di don Antonio Loffredo che, insieme ad altri sei giovani, nel 2006 ha messo su la cooperativa sociale La Paranza e rilanciato il Rione Sanità, aprendo al pubblico le Catacombe di San Gennaro. E, difatti, il cuore del secondo capitolo, “Noi non ce ne andiamo”, sono le sette esperienze di giovani che stanno facendo rinascere la Campania: Arci Avellino, Associazione Blam, Un’infanzia da vivere, Cooperativa sociale La Strada, Orchestra Filarmonica di Benevento, Comunità Energetica di Napoli Est, Cooperativa di comunità La Sorte.
Un altro strumento fondamentale è il Servizio civile, con la Campania prima regione per numero di progetti e di domande da parte dei ragazzi in relazione ai posti disponibili.
Secondo Alex Giordano un contesto così ricco come quello del Mezzogiorno, soprattutto quello campano, ha tanto da offrire e bisogna investire nell’Agrifood che può garantire centinaia di posti di lavoro. Nell’ultimo capitolo, “Le sfide meridiane: la Campania è fatta per restare”, ha spiegato che sono tante «le condizioni di contesto abilitanti già presenti, a partire dal fatto che il sistema agroalimentare campano è una delle componenti di maggior rilievo dell’economia regionale, si distingue rispetto alle altre regioni del Mezzogiorno per la presenza di circa 28 prodotti tra Doc, Docg e Dop, a cui vanno aggiunti oltre 300 prodotti tradizionali delle diverse realtà territoriali. Per altro, si tratta di un settore sempre più conosciuto anche all’estero dato l’export dei prodotti campani che è costantemente in crescita».
Inoltre, le aziende agricole campane mostrano un incremento dei ricavi totali – e, quindi, anche del reddito operativo. In questa cornice si inseriscono le infrastrutture sociali, quale potenziale fattore di “aggancio” dei giovani campani, che possono favorire la creazione di nuove capacità e di nuovi modelli di produzione e di innovazione sociale.
L’Agrifood come infrastruttura sociale
Secondo Alex la Politica agricola regionale (PAC), il Centro Nazionale Agritech e la Camera di Commercio di Salerno sono alcuni dei luoghi nevralgici per l’innovazione sociale. Il Centro Nazionale Agritech, promosso e gestito dall’Università Federico II di Napoli, intende favorire il coordinamento degli studi e delle ricerche relative all’innovazione tecnologica per la produzione agroalimentare. Al suo interno ingloba l’Agritech Academy, dedita alla formazione di tecnici specializzati che siano in grado di diffondere l’innovazione digitale del settore in un’ottica di sostenibilità ambientale. Mentre la Camera di Commercio di Salerno dispone di PidMed, un servizio ad hoc (presente in tutte le Camere) per diffondere le possibilità offerte da Impresa 4.0, e dallo scorso anno ha lanciato, insieme a Unioncamere, Agrifood Future. Si tratta di un evento nazionale e una summer school dedicati al tema del futuro del foodsystem. Infine, sempre presso la CCIAA di Salerno è in fase di istituzione uno dei sette hub del programma Rete dedicato all’agrifood, promosso dal Dipartimento per le politiche giovanili e il Servizio civile universale della Presidenza del Consiglio dei ministri in collaborazione con Invitalia, che supporterà i giovani nell’acquisizione di competenze e nello sviluppo di idee imprenditoriali, favorendo anche esperienze di formazione-lavoro all’estero.
articolo a cura di Alessandra Romano

È possibile scaricare gratuitamente il focus book accedendo al sito www.vita.it.